L'intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui
gli studi professionali organizzano il lavoro. Dalla ricerca normativa
all'analisi documentale, fino alla gestione dei processi più ripetitivi, gli
strumenti di AI possono aumentare l'efficienza e liberare tempo da dedicare
alla consulenza a maggior valore aggiunto.
Accanto alle opportunità, però, cresce anche l'attenzione
agli aspetti normativi. Oggi il tema non è più se utilizzare l'AI, ma come
integrarla in modo conforme e responsabile.
I commercialisti, in particolare, operano in un contesto
regolatorio specifico: dal 21 novembre 2025, il Codice Deontologico prevede disposizioni
dedicate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e ribadisce che la
responsabilità professionale resta sempre in capo al professionista,
indipendentemente dallo strumento utilizzato.
I tre
timori più comuni negli studi professionali
Chi introduce strumenti di AI si confronta generalmente con
tre aspetti critici.
Responsabilità professionale
non delegabile
Le informazioni generate
dall'AI possono contenere errori o riferimenti normativi inesatti, con
possibili conseguenze sul piano professionale e sul rapporto con il cliente.
L'articolo 21, comma 9, del Codice Deontologico stabilisce espressamente che
l'uso dell'AI non costituisce mai un'esimente rispetto agli obblighi
professionali e di diligenza. Ogni risultato deve essere verificato dal
professionista, che mantiene la piena responsabilità delle valutazioni rese.
Rischi per la privacy e violazione del GDPR
L'inserimento di dati
aziendali riservati, bilanci o informazioni personali in strumenti di AI
generativa di tipo consumer (come le versioni gratuite di ChatGPT) espone lo
studio a rischi di non conformità rispetto al Regolamento UE 2016/679 (GDPR). La
scelta di soluzioni professionali, dotate di accordi formali sul trattamento
dei dati (DPA), rappresenta oggi una misura essenziale di compliance.
Incertezza regolatoria e informativa obbligatoria
L’articolo 13 della Legge 132/2025 introduce l'obbligo di
informare preventivamente il cliente sull'uso di sistemi di AI nell'esecuzione
dell'incarico. Per agevolare gli studi nell’adempimento, il Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha pubblicato una
clausola contrattuale tipo da inserire direttamente nelle lettere
d'incarico.
Quando
l'AI diventa un vantaggio competitivo
Superate le barriere di ingresso attraverso una corretta
governance, l'AI offre benefici operativi concreti, misurabili sia in termini
di tempo risparmiato che di qualità del servizio fornito. Le statistiche di
settore indicano che l’84% degli studi che utilizza l’AI rileva impatti
ampiamente positivi sull’attività lavorativa, tra cui:
- maggiore rapidità nella ricerca di normativa, prassi e
giurisprudenza;
- automazione dei processi amministrativi e contabili più ripetitivi;
- analisi e sintesi di documentazione complessa in tempi
ridotti.
L'obiettivo non è
sostituire il giudizio professionale, ma supportarlo, velocizzando le attività
operative e lasciando al professionista il controllo delle decisioni.
La
roadmap operativa: come iniziare in sicurezza
L'adozione dell'AI richiede un percorso graduale per ridurre
i rischi e ottenere risultati concreti fin dalle prime applicazioni.
Le principali indicazioni operative fornite dal CNDCEC e
dalle linee guida di vigilanza del collegio sindacale suggeriscono di:
- partire da casi d'uso circoscritti, come
la ricerca normativa o la sintesi documentale;
- adottare piattaforme progettate per un
utilizzo professionale e conformi ai requisiti di sicurezza;
- formare il personale sull'uso consapevole
degli strumenti di AI, in linea con gli obblighi previsti dall'AI Act;
- aggiornare procedure e incarichi
professionali secondo le indicazioni del CNDCEC.