L'intelligenza artificiale sta entrando rapidamente negli
studi professionali, offrendo strumenti in grado di velocizzare i flussi di
lavoro, ampliare le capacità di analisi e modificare il modo in cui vengono
progettati ed erogati i servizi di consulenza.
Questa evoluzione, però, non può essere trattata solo come un
intervento di efficienza tecnologica, perché incide direttamente sui fondamenti
della professione: responsabilità deontologica, riservatezza dei dati e
rapporto fiduciario con il cliente.
Le disposizioni introdotte dalla Legge 132/2025, unite
alle modifiche del Codice Deontologico del CNDCEC e agli obblighi del GDPR,
definiscono un obiettivo chiaro: favorire un’adozione sicura dell’intelligenza
artificiale senza snaturare la funzione intellettuale e sociale del professionista.
L’AI può essere utilizzata nello
studio professionale?
L’articolo 13 della Legge 132/2025 stabilisce che i
sistemi di AI possono essere utilizzati esclusivamente per attività strumentali
e di supporto, nel rispetto della prevalenza del lavoro intellettuale umano.
Per dare attuazione a questo principio, il CNDCEC ha aggiornato
il proprio Codice Deontologico, integrando nell’articolo 21 tre obblighi
fondamentali.
Riserva di
prevalenza: il professionista resta sempre responsabile
Il professionista è tenuto ad assicurare che l’esito
complessivo della prestazione rimanga il frutto prevalente della propria
attività intellettuale.
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L’AI
può:
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L’AI
non può:
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Analizzare grandi quantità di
dati
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Assumere
decisioni professionali
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Supportare ricerche normative e
documentali
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Interpretare autonomamente
norme o casi complessi
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Elaborare contenuti preliminari
e suggerimenti operativi
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Sostituire il
giudizio tecnico del professionista
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Divieto di
sostituzione: il controllo umano è obbligatorio
Il professionista non può in alcun modo abdicare alla
propria funzione intellettuale in favore della macchina. Ogni contenuto
generato dall'intelligenza artificiale deve essere verificato prima di essere
utilizzato, poiché i modelli generativi possono produrre informazioni inesatte
o riferimenti normativi inesistenti (allucinazioni).
Per questo motivo, il professionista ha il dovere
deontologico di:
- validare
criticamente ogni output generato;
- verificare
puntualmente le fonti e la veridicità delle informazioni utilizzate;
- preservare
l'autonomia di giudizio, evitando il cosiddetto "bias di
automazione", cioè l’eccessiva fiducia nelle risposte fornite dal
software.
Obbligo di trasparenza: il cliente deve essere informato
Il professionista deve comunicare al cliente se e come l’AI
viene utilizzata nello svolgimento dell’incarico, quali garanzie sono previste
e in quale misura la prestazione resta affidata al controllo umano.
Per supportare concretamente l'adeguamento a queste
prescrizioni, il CNDCEC ha elaborato una clausola contrattuale tipo da
inserire nei mandati professionali, nel rispetto di cinque pilastri operativi:
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Pilastro
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Garanzia per il cliente
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Natura ausiliaria dell’AI
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L’AI supporta
attività accessorie, come ricerche, bozze, calcoli preliminari ed estrazioni
di dati.
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Pieno controllo umano
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La responsabilità scientifica,
giuridica e deontologica resta sempre in capo al professionista.
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Conformità GDPR
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Sono esclusi
processi decisionali interamente automatizzati e sono adottate misure di
sicurezza adeguate.
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Trasparenza e verificabilità
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Il cliente può richiedere
informazioni dettagliate in merito a strumenti utilizzati, finalità d’uso e
misure di protezione adottate dallo studio.
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Diritto di opposizione
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Il cliente può
chiedere che l’incarico sia svolto senza impiego di strumenti di AI sul
proprio fascicolo. Ciò non comporta penalizzazioni o variazioni arbitrarie
delle tariffe professionali stabilite.
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Il quadro
sanzionatorio
Il CNDCEC ha contestualmente aggiornato il Codice delle
sanzioni disciplinari, a conferma della rilevanza attribuita all’utilizzo
consapevole e controllato dell’intelligenza artificiale. In particolare:
- l'utilizzo
dell'AI al di fuori dei limiti strumentali e di supporto configura una
violazione grave dell’Articolo 21, sanzionabile con la sospensione
dall'esercizio della professione fino a sei mesi;
- la
mancata o incompleta informativa al cliente sull'uso di sistemi AI
comporta l'applicazione della sospensione disciplinare fino a tre mesi.
Come utilizzare l'AI rispettando
GDPR e sicurezza dei dati
La protezione dei dati personali e del segreto professionale
è uno dei principali limiti operativi all’uso dell’AI. Commercialisti, avvocati
e altri professionisti gestiscono informazioni altamente sensibili: dati
patrimoniali, fiscali, sanitari, giudiziari, finanziari e industriali. Per
questo, ogni strumento adottato deve essere valutato non solo per la sua
utilità, ma anche per la sua sicurezza, tracciabilità e conformità al GDPR.
In particolare, è opportuno considerare tre aspetti
principali.
Verifica
della localizzazione dei dati
È importante accertarsi che i server su cui risiedono i
sistemi di calcolo (specie se in cloud) siano situati all'interno dello Spazio
Economico Europeo (SEE) o in paesi destinatari di decisioni di adeguatezza,
scongiurando trasferimenti transfrontalieri illeciti.
Analisi
delle condizioni d'uso
Di norma, gli strumenti gratuiti di AI generativa utilizzano
i prompt inseriti dagli utenti per addestrare i propri modelli linguistici di
base. Caricare una dichiarazione dei redditi, un bilancio o una bozza di
ricorso in tali sistemi può comportare rischi rilevanti sotto il profilo della
riservatezza. Per questo motivo è preferibile ricorrere esclusivamente a soluzioni
professionali di livello "Enterprise", le quali garantiscono
contrattualmente l'anonimizzazione e la cifratura dei dati inseriti, nonché la
possibilità di escluderne il riutilizzo per scopi di addestramento algoritmico.
Formazione
di collaboratori e dipendenti
L'articolo 4 dell'AI Act impone requisiti stringenti in
materia di alfabetizzazione informatica per il personale di studio. Il
titolare deve formare dipendenti e collaboratori sui rischi della cosiddetta Shadow
AI: la prassi non autorizzata di utilizzare strumenti di intelligenza
artificiale gratuiti o non censiti per sbrigare più velocemente mansioni
d'ufficio.
In sintesi
L'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità
concreta per aumentare efficienza e qualità del lavoro negli studi
professionali, ma richiede un utilizzo consapevole.
Le specifiche disposizioni normative delineano un modello
preciso:
- l'AI supporta il professionista, ma non lo
sostituisce;
- il controllo umano rimane indispensabile;
- la protezione dei dati deve essere garantita fin
dalla scelta degli strumenti;
- il cliente deve essere informato con
trasparenza.
Gli studi che adotteranno questi principi potranno integrare
l'AI nei propri processi mantenendo al centro ciò che continua a distinguere la
professione: competenza, responsabilità e fiducia.