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Manovra di bilancio 2027: le ipotesi sul tavolo per Irpef, tredicesima e famiglie

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Pubblicato il 29 set 2026
Manovra di bilancio 2027: le ipotesi sul tavolo per Irpef, tredicesima e famiglie

Con la fine dell'estate si riapre, come ogni anno, il cantiere della legge di bilancio 2027 - la manovra di bilancio 2027, per usare l'espressione oggi più diffusa nel linguaggio dei media. Il confronto politico si concentra su un obiettivo dichiarato: alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, attraverso interventi su Irpef, tredicesima e alcune misure a sostegno delle famiglie già introdotte negli anni precedenti.

A un mese dalle prime indiscrezioni il quadro si è fatto più preciso: ci sono date certe e, su un paio di misure, anche i numeri. Proviamo a mettere ordine, distinguendo ciò su cui c'è maggiore convergenza politica da ciò che resta, per ora, allo stadio di ipotesi.

Le tappe da qui alla legge definitiva

Il primo atto formale sarà il Documento Programmatico di Bilancio, atteso entro il 15 ottobre: è il testo con cui il Governo mette per iscritto, e comunica a Bruxelles, i numeri della manovra, superando la fase delle sole dichiarazioni sui giornali. Il disegno di legge di bilancio dovrebbe poi approdare in Consiglio dei Ministri il 20 ottobre, per arrivare al voto finale del Parlamento entro il 31 dicembre, come da prassi.

Fino a quel momento restiamo nel campo delle ipotesi, per quanto più circostanziate rispetto a un mese fa.

L'estensione dell'aliquota Irpef al 33% fino a 60.000 euro

La misura più definita, e quella su cui sembra esserci il consenso politico più ampio, riguarda il secondo scaglione Irpef. Dopo la riduzione dal 35% al 33% dell'aliquota applicata ai redditi tra 28.000 e 50.000 euro, già in vigore, l'ipotesi allo studio - rilanciata dal viceministro all'Economia Maurizio Leo - è di estendere l'aliquota del 33% anche alla fascia di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro, oggi tassata al 43%.

Il costo indicativo della misura è stimato in circa 3 miliardi di euro, con un beneficio massimo stimato fino a 1.000 euro l'anno per i contribuenti con i redditi più alti all'interno della nuova fascia interessata. È quindi una misura che avvantaggia in modo più marcato i redditi medio-alti sopra i 50.000 euro, mentre non produce effetti diretti per chi si colloca al di sotto di tale soglia. Resta, in ogni caso, un orientamento politico e non un testo normativo.

Detassazione della tredicesima: due ipotesi sul tavolo

Un secondo fronte riguarda la tredicesima mensilità. La proposta, illustrata dal presidente della Commissione Finanze della Camera, prevede di sostituire l'Irpef ordinaria applicata alla tredicesima con un'imposta sostitutiva agevolata. Sul tavolo restano due varianti:

  • una versione “minima”, con imposta sostitutiva al 15%, riferita ai redditi fino a 15.000 euro, per un costo stimato di circa 500 milioni di euro e un vantaggio netto stimato tra 200 e 500 euro;
  • una versione più ampia, con imposta sostitutiva al 10% e una platea di beneficiari più estesa, ancora in discussione: costo e perimetro esatto non sono al momento definiti nelle fonti disponibili.

Un punto tecnico da tenere presente per la consulenza ai clienti: sulla quota di tredicesima assoggettata a imposta sostitutiva non troverebbero applicazione le ordinarie detrazioni da lavoro dipendente, che oggi si applicano invece sull'intera retribuzione, tredicesima inclusa. È un dettaglio che può rendere il beneficio effettivo diverso da persona a persona, a seconda dello scaglione di reddito di appartenenza.

Bonus mamme e detassazione dei rinnovi contrattuali: verso la conferma

Tra le misure che, secondo le fonti consultate, il Governo intenderebbe confermare per il 2027 senza modifiche sostanziali figurano il bonus mamme e la detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali.

Il bonus mamme, portato con l'ultima manovra da 40 a 60 euro mensili, è riconosciuto alle lavoratrici con due figli, fino al mese in cui il secondo compie 10 anni, a condizione che il reddito da lavoro non superi i 40.000 euro annui.

Sulla detassazione al 5% degli aumenti retributivi da rinnovo dei contratti collettivi, introdotta per accelerare l'adeguamento dei salari al costo della vita, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato di persona, il 22 settembre, che la misura sarà prorogata per il 2027 - ma solo per il 2027, e non anche per il 2028 come richiesto dalla UIL.

Per entrambe le misure si parla quindi di proroga più che di modifica strutturale; trattandosi però di norme che vanno reiterate a ogni legge di bilancio, la conferma non può considerarsi automatica fino all'approvazione del testo definitivo.

Le altre misure allo studio

Tra gli articoli della stampa specializzata compaiono anche riferimenti a una possibile flat tax per i giovani e al ritorno di un ecobonus al 65% per la riqualificazione energetica degli immobili: su questi due punti le fonti disponibili sono meno concordanti su importi, platee e condizioni di accesso, e si tratta ad oggi di ipotesi allo stadio più preliminare rispetto a quelle sopra descritte.

A queste si aggiungono altri due spunti emersi nelle ultime settimane. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha rilanciato, l'8 settembre, l'idea di portare a 100.000 euro la soglia di accesso al regime forfettario per le partite IVA. Circola inoltre, ma qui siamo davvero all'inizio, l'ipotesi di esentare dal bollo auto un veicolo per persona fisica: su questa seconda ipotesi non ci sbilanceremmo nemmeno a titolo di previsione.

Ci riserviamo di tornare su questi temi non appena le proposte assumeranno un contorno più definito.

Il nodo dei conti pubblici

C'è un dato che pesa più di tutte le dichiarazioni messe insieme: l'Istat ha confermato, il 22 settembre, che il rapporto deficit/Pil per il 2025 si attesta al 3,1%, sopra la soglia del 3% prevista dai parametri europei, con la conseguenza che l'Italia resta in procedura d'infrazione Ue. Significa margini di manovra stretti, e l'insieme delle misure sopra descritte costerebbe, se attuato per intero, più di quanto il Governo abbia effettivamente a disposizione. È verosimile che, nel testo definitivo, qualcosa venga ridimensionato o rinviato: è già successo con le ultime leggi di bilancio, e non vi sono elementi per ritenere che questa faccia eccezione.

Cosa consigliamo, per ora

È utile che gli studi professionali e i contribuenti comincino a orientarsi per tempo, ad esempio in vista di scelte che dipendono dal reddito atteso per il 2027 - rinnovi contrattuali, pianificazione di redditi da lavoro autonomo, valutazioni sulle detrazioni. Allo stesso tempo, a chi ci chiede se conviene già muoversi in base a queste anticipazioni continuiamo a rispondere allo stesso modo: per ora conviene attendere. Nessuna di queste misure è legge, e tra le anticipazioni di settembre e il testo che arriverà a dicembre, l'esperienza delle ultime manovre insegna che cambia più di quanto si tenda a pensare.

Terremo d'occhio in particolare la scadenza del 15 ottobre, data del Documento Programmatico di Bilancio, e aggiorneremo questo articolo non appena la manovra di bilancio 2027 assumerà un contorno più definito, evitando di anticipare conclusioni sulla base di semplici bozze.

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