Ogni anno, nell'ultima settimana di settembre, lo stesso interrogativo torna a occupare buona parte delle chiamate al call center: “Non ho fatto in tempo a presentare il 730, ora cosa rischio?”. La risposta, nella maggior parte dei casi, è più tranquillizzante di quanto il contribuente si aspetti: il 30 settembre non è l'unica porta, e chi si muove entro le prossime settimane non paga alcuna sanzione.
Il punto fermo: il 30 settembre riguarda solo il modello 730
Il 30 settembre 2026 è il termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026 (redditi 2025), tramite CAF, professionista abilitato, sostituto d'imposta o applicazione web dell'Agenzia delle Entrate. Superata questa data, il 730 non è più uno strumento disponibile per l'anno in corso.
Questo però non significa che il contribuente sia automaticamente in ritardo con il Fisco: esiste una via alternativa, con un termine più ampio.
La prima via d'uscita: Modello Redditi PF entro il 2 novembre 2026, senza sanzioni
Il termine ordinario di presentazione del Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (redditi 2025) è il 31 ottobre, che quest'anno cade di sabato e slitta quindi al 2 novembre 2026.
Chi non ha presentato il 730 entro il 30 settembre può presentare il Modello Redditi PF entro questa data senza incorrere in alcuna sanzione, perché rientra nel termine ordinario previsto per quel modello. Non si tratta di un ravvedimento né di una tolleranza: è semplicemente un altro canale di presentazione della dichiarazione, con una scadenza propria più lunga.
È importante ricordare che:
- il Modello Redditi PF può essere presentato autonomamente, tramite intermediario abilitato o CAF;
- a differenza del 730, non c'è conguaglio in busta paga o pensione: eventuali importi a debito vanno versati direttamente con modello F24 dal contribuente;
- eventuali crediti non vengono rimborsati dal sostituto d'imposta ma seguono le regole ordinarie del modello Redditi (rimborso o utilizzo in compensazione).
Se si salta anche il 2 novembre: dichiarazione tardiva (fino a 90 giorni)
Superato il 2 novembre 2026, la dichiarazione presentata entro i 90 giorni successivi è considerata tardiva, non omessa. In questo caso:
- si applica una sanzione per ritardata presentazione, riducibile tramite ravvedimento operoso a un importo contenuto;
- restano dovute, se presenti, le sanzioni per omesso/tardivo versamento delle imposte, anch'esse ravvedibili;
- è l'ultima finestra utile in cui il ravvedimento operoso è ammesso sul fronte dichiarativo.
Oltre i 90 giorni: dichiarazione omessa
Decorsi i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa. Da qui in avanti il quadro cambia sensibilmente:
- non è più possibile sanare la violazione con ravvedimento operoso sul fronte dichiarativo;
- la sanzione amministrativa è fissata, per effetto della riforma delle sanzioni tributarie (in vigore da settembre 2024), nella misura del 120% dell'imposta dovuta, con un minimo di 250 euro;
- la dichiarazione presentata oltre i 90 giorni conserva comunque piena validità ai fini dell'attività di controllo e accertamento, ma non produce più l'effetto premiale della tardività.