La Direttiva (UE) 2023/970 introduce nuove
regole di trasparenza retributiva con l’obiettivo di ridurre il divario salariale
di genere e rafforzare il principio di parità retributiva per lavori uguali o
di pari valore.
L’Italia dovrà recepire
la Direttiva entro il 7
giugno 2026 e le nuove disposizioni entreranno in
vigore (salvo proroga) nel 2027.
Molte aziende saranno chiamate a pubblicare i dati
riferiti alle politiche retributive già adottate nel 2026. Per questo motivo,
la fase preparatoria assume un ruolo centrale, soprattutto per le imprese che
devono adeguare i sistemi
retributivi e i processi di gestione delle risorse umane (HR).
Il tema della
trasparenza retributiva si inserisce in un percorso normativo già avviato con
il D.Lgs. 198/2006 (Codice delle Pari Opportunità) e la Legge 162/2021 sui
nuovi strumenti di rendicontazione e sulla Certificazione della Parità di
Genere. La Direttiva (UE) 2023/970 compie un ulteriore passo avanti,
trasformando la trasparenza retributiva da prassi volontaria a obbligo
giuridico strutturato.
Un principio che vale per tutte le
aziende con obblighi differenziati in relazione alla forza lavoro
Alcuni
obblighi si applicano a tutti i datori di lavoro, indipendentemente
dalla dimensione aziendale:
- ogni
lavoratore può richiedere informazioni sul proprio trattamento economico e
sulle medie retributive suddivise per genere della categoria
di appartenenza;
- il datore deve
rispondere per iscritto e informare annualmente i dipendenti
dell’esistenza di tale diritto;
- al datore di lavoro è
richiesto di indicare la retribuzione o la relativa fascia retributiva
prima del colloquio o dell’assunzione di un candidato;
- è vietato chiedere
al candidato informazioni sulle retribuzioni pregresse;
- i lavoratori hanno
diritto a conoscere i criteri utilizzati per la determinazione
della retribuzione e per le progressioni economiche.
Imprese da 1 fino a 99 dipendenti
Non sono
soggette agli obblighi
di reporting pubblico, ma sono tenute a rispettare i principi di
trasparenza individuale.
In questa
fascia dimensionale è particolarmente importante:
- adottare criteri
retributivi chiari e documentati;
- rendere coerente il
processo di selezione con le nuove regole europee;
- prevenire contenziosi
attraverso una gestione retributiva oggettiva.
L’assenza di obblighi di reporting
non elimina le responsabilità legate alla corretta gestione delle politiche
retributive.
Imprese da 100 a 149 dipendenti
Scatta il
primo obbligo formale di reporting sul divario retributivo di genere,
con cadenza triennale.
Il primo
invio è previsto per giugno 2031, ma i dati da comunicare si baseranno
su politiche retributive già in essere negli anni precedenti.
È essenziale
iniziare per tempo la mappatura dei ruoli e dei criteri retributivi.
Imprese da 150 a 250 dipendenti
Gli obblighi diventano più incisivi:
- reporting sul gender pay gap con cadenza triennale;
- prima scadenza fissata a giugno 2027;
- maggiore esposizione a controlli e
richieste di chiarimenti.
Diventa centrale dimostrare che
eventuali differenze retributive siano basate su criteri oggettivi e
neutrali.
Imprese con più di 250 dipendenti
Sono soggette al regime più stringente:
- reporting annuale sul divario
retributivo di genere;
- obblighi di trasparenza verso autorità,
lavoratori e pubblico;
- integrazione della trasparenza retributiva
nei sistemi di governance e controllo interno.
È richiesto un sistema strutturato di
job evaluation e controllo HR.
La soglia del 5% sul divario di
genere
Indipendentemente
dalla dimensione, la normativa introduce una soglia di attenzione fondamentale.
Se il divario
retributivo medio di genere è pari o superiore al 5% e:
- non è giustificato da
criteri oggettivi,
- non viene sanato entro
sei mesi,
il datore di
lavoro è obbligato ad avviare una valutazione congiunta delle retribuzioni
con le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Rischi e conseguenze
La mancata
conformità può comportare:
- inversione dell’onere
della prova in caso di contenzioso;
- diritto
del lavoratore al pieno risarcimento;
- sanzioni
amministrative da 5mila a
10mila euro;
- possibili
conseguenze sull’accesso ad appalti e benefici pubblici;
- impatti reputazionali
e sugli indicatori ESG.
Per le PMI
italiane il periodo
che precede il recepimento nazionale è il momento ideale per intervenire:
costruire griglie retributive oggettive, definire criteri di valutazione dei
ruoli, aggiornare le procedure HR e predisporre modelli di risposta alle
richieste dei lavoratori.
Un
approccio graduale e accompagnato da
consulenze mirate consente di ridurre il rischio di non conformità futura,
prevenire il contenzioso e valorizzare le risorse interne.