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Lavoro Agricolo in Italia nel 2025: quadro normativo con focus sul lavoro stagionale

Novità Lavoro
Pubblicato il 14 mag 2025

Questo articolo si propone di fornire un panorama completo delle leggi, dei decreti e degli accordi collettivi che regolamentano il lavoro agricolo in Italia nel 2025, dedicando un focus specifico alle disposizioni concernenti il lavoro stagionale.

Il quadro normativo che disciplina il lavoro agricolo in Italia nel 2025 è complesso e articolato, comprendendo leggi nazionali, decreti, contratti collettivi nazionali e territoriali. Comprenderlo è fondamentale per tutti i professionisti del lavoro che assistono il settore agricolo italiano, al fine di garantire la conformità alle leggi, promuovere pratiche di lavoro eque e supportare uno sviluppo sostenibile del settore.

Il "Decreto Flussi" è uno strumento fondamentale per la gestione dell’ingresso di lavoratori stagionali stranieri, con quote aumentate per il 2025. Le normative nazionali e il CCNL forniscono un quadro di riferimento generale, mentre i contratti collettivi territoriali sono cruciali per adattare le disposizioni alle realtà locali, influenzando aspetti come i livelli salariali e le condizioni di lavoro stagionale.

Parallelamente, l'obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e garantire maggiore protezione ai lavoratori, inclusi quelli stagionali, ha portato all’ evoluzione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute dei lavoratori agricoli.


Quadro normativo generale 2025 per il lavoro agricolo in Italia

La disciplina del lavoro agricolo in Italia nel 2025 si fonda su una pluralità di fonti normative. A livello legislativo primario, il Codice Civile, in particolare l'articolo 2135, definisce l'attività agricola, delimitando il campo di applicazione delle normative specifiche. Accanto a queste fonti generali, operano leggi speciali in materia di lavoro, tra cui il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, applicabile anche al settore agricolo.  

Un ruolo cruciale nel definire il quadro normativo agricolo per il 2025 è rappresentato dal "Decreto Agricoltura" (Legge n. 101 del 12 luglio 2024), che deriva dalla conversione del Decreto Legge n. 63 del 15 maggio 2024. La sua natura di intervento urgente per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura suggerisce una possibile stabilizzazione o continuazione di misure di sostegno al settore.

Una rilevante novità legislativa che incide sul lavoro agricolo nel 2025 è il "Collegato Lavoro" (Legge n. 203 del 13 dicembre 2024). Questa legge introduce modifiche alla definizione di attività stagionale, includendo anche le attività organizzate per far fronte a intensificazioni temporanee del lavoro o connesse a cicli stagionali definiti da accordi collettivi. Inoltre, stabilisce nuove regole per la durata del periodo di prova in relazione alla durata del contratto, con implicazioni dirette per la strutturazione dei contratti di lavoro nel settore agricolo, sia a tempo determinato che indeterminato.


Normative specifiche per il lavoro agricolo stagionale in Italia

Il lavoro agricolo stagionale è caratterizzato da una regolamentazione specifica, che tiene conto della sua natura temporanea e delle esigenze del settore. L'articolo 29 del Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, esclude espressamente i rapporti di lavoro tra imprenditori agricoli e operai a tempo determinato dall'applicazione della disciplina generale sui contratti a termine, demandando tale regolamentazione alla contrattazione collettiva nazionale e provinciale. Questa esclusione sottolinea la peculiarità del settore e il ruolo centrale degli accordi collettivi nel definire le condizioni di impiego per i lavoratori stagionali.  

Uno strumento fondamentale nella regolamentazione del lavoro agricolo stagionale che coinvolge lavoratori stranieri è fornito dal "Decreto Flussi".

Per l'anno 2025, sono previsti 110.000 ingressi per lavoro subordinato stagionale nel settore agricolo.

Le procedure di domanda prevedono una fase di precompilazione online, scaglionata in due periodi:

  • dal 1° al 30 novembre 2024;
  • dal 1° al 31 luglio 2025.

Seguono poi specifiche giornate ("click days") per l'invio definitivo delle istanze:

  • 12 febbraio 2025;
  • 1° ottobre 2025.

I datori di lavoro devono essere in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) registrato.

Per i datori di lavoro privati è previsto un limite massimo di tre richieste di nulla osta, con eccezioni per:

  • le organizzazioni datoriali di categoria;
  • le agenzie per il lavoro autorizzate.

Il "Decreto Flussi" 2025, in linea con il Decreto-Legge 145/2024, prevede un aumento delle quote rispetto agli anni precedenti, evidenziando un riconosciuto fabbisogno di manodopera temporanea nel settore.

È richiesta una verifica preventiva presso i centri per l'impiego sulla disponibilità di lavoratori presenti sul territorio nazionale, con un termine di risposta di otto giorni.

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), in collaborazione con:

  • l'Agenzia delle Entrate;
  • l'AGEA (per il settore agricolo).

svolge verifiche sulla conformità normativa durante il processo di "click day".

Inoltre, il decreto agevola il rilascio di permessi pluriennali (fino a tre anni) per i lavoratori stagionali che hanno già fatto ingresso in Italia per questo motivo, semplificando le procedure per i lavoratori ricorrenti.


Tipologie di Contratto di lavoro nel settore agricolo italiano

Contratti a tempo indeterminato

I contratti di lavoro a tempo indeterminato nel settore agricolo sono disciplinati dalle disposizioni generali sul lavoro e dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), destinato agli operai agricoli e florovivaisti e attualmente valido fino al 31 dicembre 2025. La stipula di tali contratti richiede obbligatoriamente la forma scritta e deve includere elementi imprescindibili quali: la descrizione delle mansioni, la retribuzione prevista e l’eventuale periodo di prova.

Per gli operai agricoli assunti a tempo indeterminato, la durata del periodo di prova varia tra i 14 e i 26 giorni lavorativi, in funzione del livello professionale in cui sono inquadrati.

I lavoratori a tempo indeterminato beneficiano di tutele specifiche in caso di licenziamento, di un orario di lavoro definito e di diritti riguardanti ferie, permessi e malattia, come previsto dal CCNL e dalla normativa vigente.

Nel 2025, i contributi previdenziali per i lavoratori agricoli con contratto a tempo indeterminato ammontano al 30,30%, di cui l'8,84% è a carico del dipendente. Tuttavia, per le aziende agricole che si occupano di trasformazione o manipolazione di prodotti agricoli, l'aliquota contributiva totale risulta leggermente più alta: 32,30%, a parità di aliquota a carico del dipendente.

Contratti a tempo determinato (lavoro stagionale e non)

La disciplina dei contratti a tempo determinato per gli operai agricoli è demandata principalmente alla contrattazione collettiva.

Il CCNL prevede diverse tipologie di contratti a tempo determinato, inclusi i contratti:

  • per l'esecuzione di lavori di breve durata, stagionali o a carattere saltuario;
  • per più lavori stagionali e/o per più fasi lavorative nell'anno, con garanzia di un numero minimo di giornate lavorative (superiore a 100);
  • di durata superiore a 180 giorni.

Il concetto di "fase lavorativa" è fondamentale nel definire il lavoro stagionale in agricoltura, riferendosi a periodi limitati per specifiche operazioni del ciclo produttivo.

I lavoratori assunti con contratto a tempo determinato godono di diritti di precedenza per eventuali nuove assunzioni a tempo determinato per le stesse mansioni nella stessa azienda, come spesso specificato negli accordi provinciali.


Retribuzioni, orari di lavoro, riposi e ferie per i lavoratori agricoli

Lavoratori a tempo pieno e parziale

Di seguito gli aspetti distintivi:

  • Orario di lavoro ordinario: 39 ore settimanali con ripartizione giornaliera variabile in funzione degli accordi collettivi, ma mediamente attestata nell’ intorno delle 6 ore e 30 minuti
  • Lavoro straordinario regolamentato dal CCNL e dagli accordi provinciali, con limiti massimi giornalieri e settimanali e maggiorazioni retributive
  • Livelli minimi di retribuzione definiti dal CCNL nazionale e dai contratti collettivi provinciali
  • Periodi di riposo: giornaliero, con minimo 11 ore consecutive ogni 24; settimanale: minimo 24 ore consecutive, preferibilmente la domenica

Ferie annuali retribuite: generalmente 26 giorni lavorativi.

Giorni festivi previsti dalla legge e dal CCNL.

Lavoratori stagionali

Per i lavoratori stagionali le normative relative egli orari di lavoro e ai periodi di riposo sono le stesse previste per i lavoratori a tempo indeterminato.

Gli aspetti distintivi sono:

  • Retribuzione spesso basata su tariffe orarie definite negli accordi collettivi
  • "Terzo elemento" della retribuzione: quota pari al 30,44% del salario contrattuale, erogata in sostituzione delle indennità per ferie, festività e mensilità aggiuntive, che per i lavoratori a tempo indeterminato vengono maturate separatamente
  • Disposizioni specifiche per l'organizzazione dell'orario di lavoro e i riposi, previsti dai Contratti collettivi territoriali, tenendo conto delle esigenze particolari dei periodi di maggiore attività. In alcuni casi è prevista la possibilità di concentrare l'orario di lavoro su cinque giorni settimanali anziché sei


Norme in materia di sicurezza sul lavoro e tutela della salute per i lavoratori agricoli

La sicurezza sul lavoro e la tutela della salute dei lavoratori agricoli sono regolamentate principalmente dal Decreto Legislativo del 9 aprile 2008, n. 81, che estende le sue prescrizioni anche ai lavoratori autonomi del settore, tra cui coltivatori diretti e coadiuvanti familiari.

I rischi specifici associati al lavoro agricolo sono molteplici e includono l'uso di macchinari (il ribaltamento dei trattori costituisce una delle principali cause di infortunio mortale), l'esposizione a sostanze chimiche (pesticidi, fertilizzanti), i rischi biologici (contatto con animali, batteri, virus), la movimentazione manuale dei carichi, le cadute dall'alto e il lavoro in condizioni ambientali avverse.

Relativamente al lavoro stagionale, i rischi possono essere aggravati da fattori quali lo stress termico, l'esposizione a specifiche colture o animali, durante i periodi di raccolta e la formazione meno approfondita riservata ai lavoratori temporanei; ulteriori rischi possono derivare dalle barriere linguistiche per i lavoratori stagionali stranieri.

Nei confronti dei lavoratori stagionali che svolgono presso la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell'anno, limitatamente a lavorazioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali (art. 1), ad eccezione delle attività che comportano esposizione a rischi specifici, gli adempimenti in materia di controllo sanitario si considerano assolti (art. 2) mediante visita medica preventiva da effettuarsi dal medico competente o dal dipartimento di prevenzione della ASL, su scelta del datore di lavoro; tale visita medica ha validità biennale e consente al lavoratore idoneo di prestare, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici, la propria attività di carattere stagionale, nel limite di 50 giornate l'anno effettuate anche presso altre imprese agricole, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici. L'effettuazione e l'esito della visita devono risultare da apposita certificazione, di cui il datore di lavoro deve acquisire copia.

L'INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) gioca un ruolo cruciale nella prevenzione degli infortuni nel settore agricolo attraverso programmi di formazione, finanziamenti per il miglioramento della sicurezza e l'analisi dei dati sugli infortuni.

È in fase di implementazione un Piano Triennale (2025-2027), focalizzato sulla sicurezza. Un obbligo fondamentale per le imprese agricole è la valutazione dei rischi (DVR - Documento di Valutazione dei Rischi), obbligatoria anche per le aziende con meno di 10 dipendenti. Sono disponibili strumenti di supporto semplificati per la valutazione dei rischi nelle attività agricole stagionali.

Anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è attivamente impegnato nella promozione della sicurezza in agricoltura tramite circolari e iniziative specifiche.


Disposizioni relative alla previdenza sociale e all'assistenza sanitaria per i lavoratori agricoli

La previdenza sociale per i lavoratori agricoli in Italia è gestita principalmente dall'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale). Le aliquote contributive per il 2025 si attestano generalmente al 30,30%, con una quota dell'8,84% a carico del lavoratore; lieve variazione per le aziende di trasformazione agricola: 32,30%, di cui l'8,84% a carico del lavoratore (vedi tabella di seguito).

Categoria/Aliquota

Datore di lavoro

Lavoro

Totale

Operai agricoli a tempo indeterminato/determinato

21.46%

8.84%

30.30%

Aziende agricole di trasformazione

23.46%

8.84%

32.30%


I lavoratori agricoli stagionali hanno diritto a prestazioni previdenziali, compresa l'indennità di disoccupazione agricola. Per accedere a tale indennità, è necessario:

  • essere iscritti negli elenchi dei lavoratori agricoli dipendenti per l'anno di disoccupazione e per l'anno precedente;
  • essere in possesso di almeno 2 anni di assicurazione contro la disoccupazione involontaria;
  • aver maturato almeno 102 contributi giornalieri nel biennio precedente la domanda.

L'importo dell'indennità per i lavoratori a tempo determinato è pari al 40% della retribuzione di riferimento. Il termine per la presentazione della domanda è fissato al 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione e compete per le giornate non effettivamente lavorate nell’anno precedente.

L'assistenza sanitaria per i lavoratori agricoli, compresi quelli stagionali, è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I lavoratori stagionali stranieri che arrivano in Italia tramite il "Decreto Flussi", sono generalmente tenuti a registrarsi al SSN al loro arrivo. Gli accordi collettivi nazionali o territoriali potrebbero prevedere l'adesione a fondi integrativi sanitari, che offrono ulteriori prestazioni sanitarie ai lavoratori agricoli, inclusi potenzialmente i dipendenti stagionali.


Accordi collettivi nazionali e territoriali 

Gli accordi collettivi, sia a livello nazionale che territoriale, giocano un ruolo chiave nell'integrare e specificare le norme generali sul lavoro agricolo in Italia. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per gli operai agricoli e florovivaisti (2022-2025) è l'accordo di riferimento a livello nazionale, applicabile a una vasta gamma di imprese agricole. Questo contratto stabilisce il sistema di relazioni tra le parti, le condizioni normative ed economiche per le varie prestazioni di lavoro.

Gli accordi collettivi provinciali (o territoriali) sono fondamentali per precisare i dettagli delle definizioni a livello nazionale e adattare le disposizioni nazionali ai contesti locali. Questi accordi spesso stabiliscono i livelli salariali locali, integrano i trattamenti di malattia e infortunio previsti dagli Enti Bilaterali Agricoli Territoriali (EBAT) e possono includere disposizioni specifiche sull'organizzazione e la retribuzione del lavoro stagionale, considerando le peculiarità delle diverse realtà agricole regionali e dei cicli produttivi stagionali.

In alcuni casi, possono esserci accordi aziendali che precisano ulteriormente le condizioni di lavoro e possono prevedere premi di produttività, come indicato nel CCNL nazionale.


Differenze normative regionali in materia di lavoro agricolo stagionale

Il quadro normativo per il lavoro agricolo stagionale è definito a livello nazionale, ma ci sono differenze regionali dovute ai contratti collettivi territoriali. Questi accordi provinciali possono stabilire livelli minimi di retribuzione differenziati, in base al costo della vita e alle condizioni del mercato del lavoro locale.  

I contratti territoriali possono contenere clausole specifiche relative all'organizzazione del lavoro stagionale, come:

  • Distribuzione dell'orario di lavoro durante i periodi di picco
  • Trattamenti integrativi erogati dagli EBAT (Enti Bilaterali Agricoli Territoriali) a livello locale
  • Ulteriori misure di sicurezza o requisiti formativi specifici per i rischi agricoli prevalenti nella regione

Altre iniziative regionali, come quella del Trentino, mirano a facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore agricolo a livello locale, generando prassi occupazionali e servizi di supporto specifici per i lavoratori stagionali nella regione.

Anche l’assegnazione delle quote previste dal "Decreto Flussi" è effettuata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su base territoriale, tenendo conto delle esigenze regionali di lavoratori stagionali stranieri.

 

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