Riflessioni sullo Statuto dei Lavoratori
Ogni volta che mi capita di rileggere lo Statuto dei Lavoratori non posso fare a meno di emozionarmi.
Mi emoziono in quanto amante del diritto, apprezzando come il legislatore in pochi semplici articoli abbia scritto una norma che rappresenta ancora oggi l’ossatura di molti provvedimenti in materia di diritto del lavoro.
Mi emoziono perché a distanza di cinquant’anni, questa norma è ancora attuale.
Mi emoziono perché sembra quasi un segno del destino: io e lo Statuto dei Lavoratori, entrambi nati a maggio del 1970.
Ancora oggi parliamo di articolo 18, di sanzioni disciplinari, di controllo a distanza dei lavoratori, di permessi per lo studio, senza ricordare che sono tutte disposizioni contenute nello Statuto dei Lavoratori.
Certo, cinquant’anni a volte si sentono: i tempi sono cambiati e anche lo Statuto dei Lavoratori ha bisogno di tanto in tanto di rinnovarsi; se ci pensiamo, anche noi cinquantenni siamo passati dal telefono a gettoni allo smartphone.
Se vi fa piacere ascoltare un cinquantenne che analizza un suo più noto coetaneo, partecipate al mio
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