Tipologie di imposte liquidate nel Quadro EF
| Imposta / tributo |
Definizione |
Come si calcola |
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Imposta di successione
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è il tributo principale dovuto per il trasferimento di beni e diritti mortis causa a favore di eredi e legatari;
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per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 si autoliquida applicando l’aliquota prevista in base al rapporto di parentela al valore imponibile netto devoluto a ciascun beneficiario, tenendo conto delle franchigie spettanti;
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Imposta ipotecaria
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è il tributo collegato alle formalità relative agli immobili trasferiti in successione;
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in via ordinaria si applica in misura proporzionale sul valore degli immobili trasferiti; se ricorrono i requisiti “prima casa”, si applica in misura fissa di 200 euro;
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Imposta catastale
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è il tributo dovuto per l’aggiornamento catastale degli immobili caduti in successione;
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in via ordinaria si applica in misura proporzionale sul valore degli immobili; se spettano i benefici “prima casa”, si applica in misura fissa di 200 euro;
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Tassa ipotecaria
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è il tributo connesso ai servizi di pubblicità immobiliare collegati alla formalità;
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normalmente è dovuta in misura fissa; nella prassi operativa di successione il riferimento ricorrente è 35 euro;
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Imposta di bollo
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è il tributo dovuto per la formalità/documentazione collegata alla presentazione della pratica;
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nella gestione della formalità ipotecaria i riferimenti di prassi riportano importi in misura fissa; per le formalità immobiliari il valore ricorrente richiamato nelle FAQ dell’Agenzia è 59 euro, mentre in altri contesti documentali immobiliari l’Agenzia richiama anche 155 euro; per questo conviene sempre verificare il dato risultante dal software/servizio telematico usato per la specifica pratica;
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Imposta di successione: cos'è e come si calcola
L’imposta di successione è il tributo dovuto sul trasferimento di beni e diritti a causa di morte. In altre parole, si applica quando il patrimonio del defunto viene devoluto a eredi o legatari e colpisce il valore netto di quanto trasferito, secondo regole che tengono conto del grado di parentela e delle eventuali franchigie spettanti.
Dal punto di vista pratico, per calcolarla occorre partire dal valore complessivo dell’asse ereditario, sommare i beni e i diritti dichiarati, sottrarre le passività deducibili e determinare così il patrimonio netto imponibile. Su questa base si individua poi la quota attribuita a ciascun beneficiario, perché l’imposta non si calcola in modo indistinto sull’intera eredità, ma tenendo conto di quanto spetta al singolo erede o legatario.
Per capire come si calcola l’imposta di successione, è utile partire da aliquote e franchigie. L’imposta, infatti, non è uguale per tutti: varia in base al rapporto di parentela con il defunto e si applica, quando prevista, solo sulla parte di valore che supera la franchigia spettante.
Le aliquote variano in base al rapporto tra defunto e beneficiario. Per coniuge e parenti in linea retta l’aliquota è del 4%, con franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario. Per fratelli e sorelle l’aliquota è del 6%, con franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario. Per altri parenti fino al quarto grado e per affini nei limiti previsti dalla legge, l’aliquota è del 6% senza franchigia; per gli altri soggetti l’aliquota è dell’8% senza franchigia. È inoltre prevista una franchigia più elevata, pari a 1.500.000 euro, nei casi indicati dalla legge per beneficiari con disabilità riconosciuta.
| Beneficiario |
Aliquota |
Franchigia |
Come si applica |
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coniuge e parenti in linea retta;
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4%;
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1.000.000 euro per ciascun beneficiario;
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l’imposta si calcola solo sulla parte del valore netto che supera la franchigia;
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fratelli e sorelle;
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6%;
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100.000 euro per ciascun beneficiario;
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l’imposta si applica solo sulla quota eccedente la franchigia;
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altri parenti fino al quarto grado e affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado;
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6%;
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nessuna;
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l’imposta si applica sull’intero valore netto devoluto;
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altri soggetti;
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8%;
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nessuna;
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l’imposta si applica sull’intero valore netto devoluto;
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persona con disabilità riconosciuta grave ai sensi della legge n. 104/1992;
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aliquota ordinaria in base al rapporto di parentela;
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1.500.000 euro;
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prima si verifica la franchigia maggiorata, poi si applica l’aliquota prevista per il rapporto con il defunto;
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In termini semplici, il meccanismo è questo: si prende il valore netto spettante al singolo erede, si verifica se esiste una franchigia, si tassa solo l’eventuale parte che la supera e si applica l’aliquota corrispondente. Ad esempio, se un figlio eredita beni per 800.000 euro, l’imposta di successione non è dovuta, perché il valore resta entro la franchigia di 1.000.000 di euro; se invece eredita 1.200.000 euro, l’imposta si applica solo su 200.000 euro, con aliquota del 4%.
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, l’imposta di successione è autoliquidata dal contribuente direttamente nella dichiarazione, e quindi rientra anche nella logica del Quadro EF come parte del calcolo complessivo delle somme dovute. Per le successioni aperte prima di tale data, invece, l’imposta continua a essere liquidata dall’ufficio competente.
È importante non confondere l’imposta di successione in senso stretto con le altre somme che possono essere dovute in occasione della pratica successoria. Accanto a questo tributo, infatti, possono trovare applicazione anche imposta ipotecaria, imposta catastale, tassa ipotecaria e imposta di bollo. Nel linguaggio comune si parla spesso di “imposte di successione” per indicare l’insieme di tutti questi importi, ma sul piano tecnico l’imposta di successione è solo una delle voci possibili.