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Dichiarazione di successione: cos’è, modello, costi e istruzioni

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La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale, obbligatorio nei casi previsti dalla legge, con cui si comunica all’Agenzia delle Entrate la composizione del patrimonio ereditario per determinare le imposte dovute.

In breve, la dichiarazione di successione:
  • non è sempre obbligatoria;
  • può presentarla un solo erede;
  • entro 12 mesi;
  • online all’Agenzia delle Entrate.

Cos'è la dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione ha origini storiche nella legislazione tributaria successoria del 1923. La disciplina oggi vigente è contenuta nel D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, denominato Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni.

In questo contesto normativo, la dichiarazione di successione, tradizionalmente chiamata anche denuncia di successione, è un atto fiscale mediante il quale, quando dovuto, gli eredi, i chiamati all’eredità, i legatari e gli altri soggetti obbligati comunicano all’Agenzia delle Entrate l’apertura della successione, i beneficiari e la composizione del patrimonio del defunto, indicando attività, passività, beni immobili e diritti reali immobiliari.

Entro quando e come si presenta

La dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che generalmente coincide con quella del decesso. La trasmissione avviene per via telematica, in autonomia, utilizzando i servizi dell’Agenzia delle Entrate o un software professionale, oppure tramite un CAF o un professionista abilitato.

A cosa serve

La dichiarazione serve a regolarizzare fiscalmente il trasferimento del patrimonio ereditario, determinare e versare le imposte dovute, richiedere le volture catastali degli immobili e fornire agli istituti bancari la documentazione fiscale necessaria per avviare lo svincolo di conti correnti, depositi e altri rapporti intestati al defunto.

Quando la dichiarazione di successione non è obbligatoria

La dichiarazione di successione non deve essere presentata in tutti i casi. L’esonero opera solo quando ricorrono insieme alcune condizioni relative ai beneficiari, al valore dell’attivo ereditario e all’assenza di immobili.

Le tre condizioni per l’esonero

Non è obbligatorio presentare la dichiarazione di successione solo se ricorrono contemporaneamente queste condizioni:

  • l’eredità è devoluta al coniuge e/o ai parenti in linea retta del defunto;
  • l’attivo ereditario lordo non supera 100.000 euro;
  • nell’eredità non sono compresi beni immobili né diritti reali immobiliari.

Rinuncia all’eredità e altri casi

L’esonero può riguardare anche i chiamati all’eredità e i legatari che abbiano rinunciato all’eredità prima della scadenza prevista per la presentazione.

Sono inoltre esonerati i soggetti che, non essendo nel possesso dei beni ereditari, abbiano chiesto la nomina di un curatore dell’eredità giacente e ne abbiano informato l’Agenzia delle Entrate.

Chi ha l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione deve essere presentata dai chiamati all’eredità, dagli eredi, dai legatari o dagli altri soggetti obbligati quando, a seguito del decesso, occorre comunicare all’Agenzia delle Entrate il trasferimento di beni e diritti del defunto.

Da sapere

Se gli obbligati sono più di uno, è sufficiente che la dichiarazione venga presentata da uno solo di essi.

Soggetti obbligati alla presentazione

Oltre a eredi, chiamati all’eredità e legatari, l’obbligo può riguardare altri soggetti che intervengono nella gestione dell’eredità o nella rappresentanza degli aventi diritto.

  • i rappresentanti legali di eredi o legatari;
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta;
  • gli amministratori dell’eredità;
  • i curatori dell’eredità giacente;
  • gli esecutori testamentari;
  • i trustee.

CAF, commercialista o notaio: che ruolo hanno?

Il CAF, il commercialista, il notaio o un altro professionista abilitato possono assistere nella compilazione e nella trasmissione, ma non sostituiscono il soggetto obbligato: l’obbligo resta in capo all’erede, al chiamato, al legatario o agli altri soggetti previsti.

Obbligato, dichiarante e firmatario: ruoli diversi

1

Soggetto obbligato

È la persona su cui ricade l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione, come erede, chiamato all’eredità, legatario, rappresentante legale, esecutore testamentario, curatore o amministratore dell’eredità.

2

Dichiarante

È il soggetto indicato nel frontespizio del modello e collegato alla dichiarazione trasmessa. In molti casi coincide con uno degli obbligati, ma può operare anche tramite un intermediario abilitato.

3

Firmatario

È chi sottoscrive la dichiarazione. Può coincidere con il dichiarante, con il rappresentante legale oppure con il soggetto incaricato della trasmissione nei casi previsti.

Il punto chiave

Chi è obbligato a presentare la dichiarazione, chi compila il modello e chi firma possono coincidere, ma non sempre sono la stessa persona.

Esempi sui ruoli nella dichiarazione

Alcuni casi frequenti aiutano a capire quando i ruoli coincidono e quando, invece, si separano.

Caso 1

Un erede compila e firma la dichiarazione: soggetto obbligato, dichiarante e firmatario coincidono.

Caso 2

L’erede è un minore e il tutore compila e firma: il minore è il soggetto obbligato, mentre il tutore interviene come dichiarante e firmatario.

Caso 3

Un CAF o un professionista trasmette la pratica per conto di un erede: l’erede resta il soggetto obbligato, mentre l’intermediario supporta compilazione, invio e firma quando previsto.

Istruzioni per presentare la dichiarazione di successione

Per presentare correttamente la dichiarazione di successione occorre rispettare i tempi previsti, scegliere il modello adatto, raccogliere i documenti necessari, compilare i quadri, calcolare imposte e tributi e controllare gli esiti dopo l’invio.

La pratica si svolge di norma online

L’invio può essere effettuato direttamente, tramite software dedicato oppure con il supporto di un intermediario abilitato.

Entro quando va presentata

Il termine ordinario è di 12 mesi dall’apertura della successione, che di norma coincide con la data del decesso del de cuius.

Se il termine è scaduto, occorre valutare la regolarizzazione della posizione e l’eventuale applicazione di sanzioni, interessi o ravvedimento operoso.

Il termine decorre dall’apertura della successione, non dal momento in cui gli eredi iniziano a raccogliere la documentazione.

Nuovi beni, dati incompleti o errori possono rendere necessaria una dichiarazione sostitutiva, con compilazione dei quadri interessati dalla variazione.

La presentazione tardiva può comportare conseguenze fiscali diverse in base al tipo di irregolarità.

Come fare la dichiarazione di successione e dove presentarla

La pratica può essere compilata e trasmessa online tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate, con un software dedicato oppure tramite un intermediario abilitato.

La scelta dipende dalla complessità del caso: immobili, testamento, più eredi, passività, aziende o beni particolari possono rendere utile un supporto specializzato.

Con i servizi online dell’Agenzia delle Entrate il contribuente accede all’applicativo dedicato e gestisce direttamente compilazione e invio.

Un software per successioni aiuta a compilare il modello, controllare i dati, gestire allegati, imposte, ricevute e volture catastali.

CAF, commercialista, notaio o altro intermediario abilitato possono assistere nella predisposizione, nella trasmissione e nel controllo degli esiti.

Quando usare la dichiarazione di successione precompilata

Nei casi più semplici, i servizi online dell’Agenzia delle Entrate possono aiutare l’utente a compilare la pratica partendo dai dati già disponibili negli archivi dell’Amministrazione finanziaria.

La precompilazione non elimina il controllo del contribuente: dati anagrafici, beneficiari, immobili, quote, documenti, imposte e volture devono essere verificati prima dell’invio.

La bozza può includere informazioni già note all’Agenzia, ma deve essere integrata o corretta quando mancano dati, documenti, valori o situazioni rilevanti per la successione.

Se sono presenti immobili o terreni, occorre controllare i dati catastali, le quote e i diritti da riportare nei quadri EB ed EC e l’eventuale domanda di voltura catastale.

Nei casi con testamento, passività, beni particolari, più beneficiari o dati non allineati, può essere opportuno usare un software dedicato o rivolgersi a un intermediario abilitato.

Il software per successioni OPEN guida compilazione, calcolo e invio

Il software per successioni di OPEN supporta la predisposizione della dichiarazione, la gestione dei quadri del modello, il calcolo delle imposte, gli allegati, le ricevute e la domanda di voltura catastale.

Quale modello usare per la successione

Il modello dipende dalla data di apertura della successione e dal tipo di pratica da presentare.

Per le successioni ordinarie si utilizza il modello telematico Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, compilato e trasmesso online.

Il Modello 4 cartaceo resta previsto per le successioni aperte prima del 3 ottobre 2006 e per modificare, integrare o sostituire pratiche già presentate con lo stesso modello.

I dati dei beneficiari si indicano nel quadro EA, mentre beni immobili, diritti reali e altri cespiti sono dichiarati nei quadri patrimoniali, tra cui quadri EB ed EC e quadro ER.

Quali documenti servono per la dichiarazione di successione

I documenti servono a identificare il defunto, gli eredi, i legatari, i beni, i diritti, le passività e le situazioni particolari che incidono sulla compilazione.

Gli allegati vanno indicati nel quadro EG

Non tutta la documentazione raccolta deve essere allegata, ma i documenti richiesti per la pratica vanno indicati nel quadro EG e conservati insieme a ricevute e versamenti.

I documenti di base riguardano soggetti, rapporti familiari e titolo della successione.

  • certificato di morte o dichiarazione sostitutiva, quando utilizzabile;
  • dati anagrafici e codici fiscali del defunto, degli eredi e degli eventuali legatari;
  • documentazione utile a ricostruire i rapporti familiari e i beneficiari;
  • testamento e verbale di pubblicazione, se presenti;
  • eventuali atti di rinuncia all’eredità.

Immobili, conti correnti, crediti, debiti o beni particolari richiedono documentazione aggiuntiva.

  • visure catastali, atti di provenienza, quote e diritti relativi agli immobili, da riportare nei quadri EB ed EC;
  • dichiarazioni bancarie o postali, documenti su investimenti, crediti e debiti;
  • documenti relativi a debiti e passività deducibili, da indicare nel quadro ED;
  • documenti su partecipazioni societarie, aziende, donazioni rilevanti o cassette di sicurezza.

In presenza di immobili può essere richiesta anche la voltura catastale; quando non viene richiesta con il modello, la domanda va gestita separatamente nei termini previsti.

Quanto costa presentare la dichiarazione di successione

Il costo può comprendere imposte e tributi dovuti allo Stato e, quando ci si affida a un servizio o a un professionista, il compenso per l’assistenza.

L’imposta di successione, se dovuta, dipende da base imponibile, grado di parentela, aliquote e franchigie applicabili.

Possono essere dovute imposta di successione, imposte ipotecaria e catastale sugli immobili, imposta di bollo e tassa per i servizi ipotecari e catastali.

Gli elementi per il calcolo delle imposte si gestiscono nel quadro EF, dedicato alla liquidazione dei tributi collegati alla successione.

Il costo dell’assistenza varia in base al canale scelto: software online, CAF, commercialista, notaio o altro professionista abilitato.

Cosa succede dopo l’invio

Dopo la trasmissione occorre verificare le ricevute telematiche, gli eventuali esiti di scarto, i versamenti e gli adempimenti collegati agli immobili.

Se emergono errori o il file viene scartato, può essere necessario correggere la pratica e procedere con un nuovo invio o con una dichiarazione sostitutiva.

Le ricevute permettono di verificare l’esito della trasmissione, l’accoglimento o lo scarto del file e gli altri controlli collegati alla pratica.

L’attestazione di avvenuta presentazione, se richiesta, può servire per svincolare conti correnti, titoli o altri rapporti intestati al defunto.

Se sono presenti immobili, occorre seguire anche l’esito della voltura catastale richiesta con il modello o gestire la domanda separata quando non è stata richiesta in automatico.

Le imposte di successione

L’imposta di successione, spesso chiamata anche tassa di successione, si calcola applicando l’aliquota prevista alla base imponibile dell’eredità, determinata sottraendo il passivo ereditario dall’attivo ereditario.

Formula di base

Base imponibile = attivo ereditario - passivo ereditario.

Come si determina la base imponibile

Se il defunto risiedeva in Italia, l’imposta di successione si applica su beni e diritti situati sia in Italia sia all’estero.
Per arrivare alla base imponibile occorre considerare l’attivo ereditario, cioè i beni e i diritti trasferiti agli eredi, e il passivo ereditario, cioè debiti e oneri deducibili indicati nel quadro ED.

Attivo ereditario
  • beni immobili e titoli al portatore di proprietà del de cuius o registrati a suo nome;
  • beni mobili, denaro e gioielli, nei limiti previsti dalla normativa;
  • quote o azioni possedute dal de cuius in società di capitali;
  • titoli di qualunque natura indicati nell’ultima dichiarazione dei redditi del de cuius;
Passivo ereditario
  • spese mediche e chirurgiche sostenute dagli eredi negli ultimi sei mesi di vita del de cuius;
  • spese funebri, nel limite massimo di 1.550 euro;
  • debiti del de cuius, nei limiti e alle condizioni previste per la loro deducibilità;

Debiti contratti negli ultimi 6 mesi

Il D.Lgs. 139/2024, modificando l’art. 22, comma 2, del Testo Unico sulle successioni e donazioni, ha previsto specifici limiti di deducibilità per i debiti contratti dal de cuius negli ultimi sei mesi.

La deducibilità è ammessa, nei limiti previsti, per importi relativi a:

  • acquisto di beni soggetti a imposta indicati nella dichiarazione di successione o di beni distrutti o perduti prima dell’apertura della successione per causa non imputabile al defunto;
  • estinzione di debiti tributari e di debiti risultanti da atti con data certa anteriore di almeno sei mesi all’apertura della successione;
  • spese di mantenimento e spese mediche e chirurgiche sostenute dal defunto per sé e per i familiari a carico, nei limiti previsti dalla norma;

Fonte normativa: Decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139 .

Aliquote per il calcolo dell’imposta di successione

Per calcolare le imposte di successione, si applicano aliquote diverse in base al grado di parentela tra il defunto e i beneficiari dell’eredità.

Per i beneficiari con grave disabilità, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 104/1992, la franchigia fiscale è innalzata a 1.500.000 euro.

4%
Coniuge e parenti in linea retta

Si applica a coniuge, genitore, figlio o nipote, con franchigia di 1.000.000 di euro.

6%
Fratelli, sorelle, parenti e affini

Per fratelli e sorelle è prevista una franchigia di 100.000 euro. La stessa aliquota si applica anche a parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado.

8%
Altri beneficiari

Si applica agli altri beneficiari, senza franchigia ordinaria.

Esempi semplificati di calcolo dell’imposta di successione
Parentela Immobili Beni mobili Franchigia Imponibile Aliquota Imposta
Coniuge, genitore, figlio o nipote 200.000 € - 1.000.000 € 0 € 4% Non dovuta
Coniuge, genitore, figlio o nipote - 200.000 € 1.000.000 € 0 € 4% Non dovuta
Coniuge, genitore, figlio o nipote 600.000 € 600.000 € 1.000.000 € 200.000 € 4% 8.000 €
Fratelli e sorelle 100.000 € - 100.000 € 0 € 6% Non dovuta
Fratelli e sorelle - 100.000 € 100.000 € 0 € 6% Non dovuta
Fratelli e sorelle 600.000 € 600.000 € 100.000 € 1.100.000 € 6% 66.000 €
Zii e cugini 100.000 € - 0 € 100.000 € 6% 6.000 €
Zii e cugini - 100.000 € 0 € 100.000 € 6% 6.000 €
Zii e cugini 200.000 € 200.000 € 0 € 200.000 € 6% 12.000 €
Da sapere! Immobili, valore catastale e imposte collegate:
  • in caso di eredità di beni immobili e terreni possono essere dovute anche imposta ipotecaria, imposta catastale, imposta di bollo e tassa per i servizi ipotecari e catastali;
  • il valore catastale degli immobili si calcola rivalutando del 5% la rendita catastale e moltiplicando il valore ottenuto per il coefficiente catastale proprio della categoria dell’immobile;
  • i dati necessari per il calcolo possono essere ricavati richiedendo una visura catastale;
  • alcuni beni o redditi collegati all’eredità possono rilevare nella dichiarazione dei redditi, quando ricorrono i presupposti fiscali”. La dichiarazione di successione e il modello 730 sono adempimenti diversi; gli eredi possono usare la dichiarazione dei redditi anche per il contribuente deceduto in specifiche condizioni.

Pagamento delle imposte di successione

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, a seguito delle novità introdotte dal D.Lgs. 139/2024, le imposte di successione dovute devono essere autoliquidate in sede di compilazione della dichiarazione.

Il quadro EF assume quindi un ruolo centrale, perché consente di indicare le informazioni relative alla liquidazione dell’imposta e alle modalità di pagamento.

Come avviene il pagamento
1
Indicazione nel quadro EF

Nel quadro EF è stata aggiunta la sezione V-bis, dedicata all’Imposta di successione, nella quale indicare se il pagamento avviene contestualmente alla presentazione oppure successivamente.

2
Versamento con modello F24

Il pagamento può essere effettuato con modello F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione di successione.

3
Rateizzazione

Se l’importo dovuto è pari o superiore a 1.000 euro, è possibile versare un acconto del 20% e pagare il residuo in un massimo di 8 rate trimestrali per importi fino a 20.000 euro, oppure in 12 rate trimestrali per importi superiori.

Errori nella dichiarazione di successione: irregolare, incompleta o infedele

Un errore nella dichiarazione di successione può riguardare documenti mancanti, beni non indicati, valori non corretti o passività non documentate. La conseguenza cambia in base al tipo di errore e all’eventuale maggiore imposta dovuta.

Il primo controllo riguarda beni, documenti e valori

Prima di correggere la pratica occorre verificare se mancano documenti, se è stato omesso un bene oppure se valori e passività incidono sul calcolo dell’imposta.

Come distinguere i principali errori

La distinzione è importante perché una dichiarazione irregolare, incompleta o infedele può richiedere interventi diversi.

Un documento mancante può rendere la dichiarazione di successione irregolare

L’errore riguarda la completezza formale della pratica.

La pratica è irregolare quando non contiene indicazioni obbligatorie oppure non è corredata dai documenti richiesti nel caso concreto.

L’Agenzia delle Entrate può invitare il contribuente a regolarizzarla entro 60 giorni; se la regolarizzazione non avviene nel termine assegnato, la dichiarazione può essere considerata omessa.

Un bene non indicato rende la dichiarazione di successione incompleta

L’errore riguarda l’attivo ereditario dichiarato.

La pratica è incompleta quando non comprende tutti i beni e i diritti che fanno parte dell’eredità.

Può accadere, ad esempio, se non sono stati indicati un conto corrente, un credito, una quota di comproprietà, una partecipazione societaria, un’azienda o beni esteri fiscalmente rilevanti.

Valori errati o passività non provate possono rendere la dichiarazione di successione infedele

L’errore incide sul calcolo dell’imposta.

La pratica è infedele quando contiene elementi che determinano un’imposta inferiore a quella effettivamente dovuta.

Il controllo è particolarmente importante per immobili, aziende, partecipazioni societarie, beni complessi e passività da indicare nel quadro ED.

Le sanzioni dipendono dal tipo di violazione e dall’imposta dovuta

La conseguenza fiscale non è uguale per tutti gli errori: conta se la dichiarazione è omessa, tardiva, infedele oppure se l’errore non incide sulla liquidazione dell’imposta.

  • se la dichiarazione omessa comporta imposta dovuta, la sanzione è pari al 120% dell’imposta liquidata o riliquidata dall’ufficio;
  • se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione è pari al 45% dell’imposta liquidata o riliquidata dall’ufficio;
  • se la dichiarazione infedele comporta una maggiore imposta, la sanzione è pari all’80% della differenza tra imposta dovuta e imposta dichiarata;
  • se errori od omissioni non incidono sulla liquidazione dell’imposta, la sanzione è compresa tra 250 e 1.000 euro.

Fonte: circolare Agenzia delle Entrate n. 3/E del 16 aprile 2025 .

La correzione spontanea può ridurre le conseguenze dell’errore

Quando l’errore viene individuato prima della contestazione dell’Agenzia delle Entrate, può essere possibile presentare una dichiarazione sostitutiva o integrativa e regolarizzare la posizione con ravvedimento operoso.

La correzione può comportare maggiori imposte, interessi e sanzioni ridotte. La valutazione dipende dal tipo di errore, dal momento in cui viene corretto e dall’eventuale notifica di atti da parte dell’Agenzia.

Quando la modifica incide sulla liquidazione delle imposte, occorre controllare anche il quadro EF, perché è il quadro dedicato alla determinazione dei tributi collegati alla successione.

Come correggere una dichiarazione di successione già inviata

Dopo l’invio può emergere un bene non dichiarato, un dato errato o un documento mancante. In questi casi si può presentare una dichiarazione sostitutiva, scegliendo il codice corretto in base agli effetti della modifica.

La domanda da farsi è cosa cambia nella pratica

Aggiungere un immobile, correggere un beneficiario, integrare un conto corrente o sostituire un allegato non produce sempre gli stessi effetti su imposte, trascrizione e voltura.

Il codice della dichiarazione sostitutiva dipende dagli effetti della correzione

Il codice serve a indicare se la modifica genera nuove formalità immobiliari, incide solo sui dati patrimoniali oppure riguarda esclusivamente gli allegati.

1
Il codice 1 si usa quando servono nuova trascrizione o nuova voltura

Va indicato quando la modifica comporta una nuova trascrizione immobiliare e/o una nuova voltura catastale, ad esempio per variazioni su beneficiari, identificativi catastali, valori, quote o diritti.

2
Il codice 2 si usa quando non cambiano trascrizione e voltura

Va indicato quando la modifica non richiede nuove formalità immobiliari, ad esempio per inserire o correggere un conto corrente, un credito o altri rapporti patrimoniali non immobiliari.

3
Il codice 3 si usa solo per integrare o modificare allegati

Va indicato quando la correzione riguarda esclusivamente documenti allegati alla pratica, da gestire nel quadro EG.

La sostitutiva deve richiamare la dichiarazione precedente

Per le dichiarazioni sostitutive vanno indicati anno, volume e numero della dichiarazione già presentata. Quando la correzione modifica la pratica, la sostitutiva deve rappresentare correttamente la successione aggiornata.

La correzione richiede documenti coerenti con l’errore da sanare

Prima di predisporre la dichiarazione sostitutiva è opportuno raccogliere le prove dell’elemento da integrare o rettificare.

  • documenti catastali e atti di provenienza, se la correzione riguarda immobili o diritti reali;
  • attestazioni bancarie o postali con la consistenza dei rapporti alla data del decesso;
  • documenti relativi a quote societarie, aziende, crediti o passività del defunto;
  • dichiarazioni sostitutive, richieste di agevolazione o altri allegati mancanti o da sostituire.

Gli errori sugli immobili possono incidere su trascrizione e voltura

Se la modifica riguarda un immobile, occorre verificare dati catastali, quota trasferita, diritto dichiarato, beneficiario e valore.

In questi casi può essere necessario aggiornare i dati riportati nei quadri EB ed EC e valutare se la correzione produce effetti sulla trascrizione immobiliare o sulla voltura catastale.

Se il dubbio riguarda soltanto il valore di un immobile già dichiarato, prima della correzione è necessario verificare il criterio di valorizzazione applicabile e gli eventuali limiti alla rettifica previsti dalla normativa.

Cosa cambia nella dichiarazione di successione dal 2025: autoliquidazione, F24 e nuovo modello

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 si applicano nuove regole su autoliquidazione dell’imposta, pagamento con modello F24, rateizzazione, modello dichiarativo, debiti deducibili, svincolo delle attività ereditate e sanzioni. Le novità sono state illustrate dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 3/E del 16 aprile 2025 .

Dal 2025 il contribuente deve prestare più attenzione al calcolo dell’imposta di successione, perché il versamento avviene sulla base dell’imposta autoliquidata in dichiarazione.

L’imposta di successione si autoliquida in dichiarazione

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, l’imposta di successione è calcolata dal contribuente nella dichiarazione e versata con modello F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione. Vedi pagamento e autoliquidazione .

Il pagamento può essere rateizzato se supera 1.000 euro

L’imposta autoliquidata può essere versata pagando almeno il 20% entro la scadenza e il resto in 8 rate trimestrali, oppure fino a 12 rate trimestrali se l’importo supera 20.000 euro. La rateizzazione non è ammessa per importi inferiori a 1.000 euro.

Il modello 2025 aggiorna quadro EF e quadro EI

L’aggiornamento del modello riguarda soprattutto:

  • il quadro EF, collegato alla liquidazione e all’autoliquidazione dell’imposta;
  • il quadro EI, riorganizzato per le informazioni utili alla voltura catastale.
Alcuni eredi possono svincolare somme prima della dichiarazione

In presenza dei requisiti previsti, banche e intermediari devono consentire lo svincolo delle somme necessarie al pagamento delle imposte catastali, ipotecarie e di bollo, anche prima della presentazione della dichiarazione.

Debiti deducibili e liberalità indirette richiedono più attenzione

Le nuove regole incidono sulla deducibilità di alcuni debiti del defunto e sui rapporti tra liberalità indirette, donazioni pregresse e calcolo dell’imposta di successione.

Ritardi, omissioni ed errori hanno nuove sanzioni

Il sistema sanzionatorio è stato aggiornato per dichiarazioni omesse, tardive, incomplete o infedeli. Per questo diventa ancora più importante controllare dati, valori, allegati e imposte prima dell’invio.

Software per successioni e volture catastali

Il software per successioni di OPEN supporta CAF, commercialisti, notai e professionisti nella compilazione del modello, nel calcolo delle imposte, nella gestione degli allegati, nell’invio telematico e nelle volture catastali.

La compilazione guidata aiuta a gestire i quadri del modello.
I dati catastali possono essere importati dalle visure catastali in PDF.
Imposte, valori e sanzioni vengono calcolati nel software.
Invio telematico e ricevute restano nello stesso flusso.
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Quadri della dichiarazione di successione: cosa indicare nel modello

Il modello online per la dichiarazione di successione e la domanda di voltura catastale è suddiviso in quadri. Ogni quadro raccoglie una parte della pratica: soggetti coinvolti, immobili, altri beni, passività, imposte, allegati e dati necessari per le volture catastali.

Si compilano solo i quadri necessari al caso concreto

La presenza di eredi, immobili, conti correnti, debiti, agevolazioni o allegati determina quali parti del modello devono essere valorizzate.

A cosa servono i quadri del modello

La dichiarazione di successione e la domanda di voltura catastale sono due adempimenti collegati. Il modello unificato consente di dichiarare il patrimonio ereditario e, quando sono presenti immobili, richiedere anche l’aggiornamento catastale.

La compilazione parte dai dati del defunto e dei beneficiari, prosegue con beni e passività, arriva alla liquidazione delle imposte e si completa con allegati, dichiarazioni, agevolazioni e volture.

Il software può guidare la compilazione dei quadri

Il software successioni di OPEN aiuta a compilare il modello telematico, controllare i dati inseriti e gestire gli adempimenti collegati a imposte, allegati e volture catastali.

La struttura del modello in sintesi

Il modello identifica defunto, eredi, chiamati e legatari

I dati dei soggetti servono a ricostruire chi partecipa alla successione e con quale ruolo.

Gli immobili richiedono dati catastali, quote e diritti

Terreni, fabbricati e diritti reali incidono su imposte, trascrizione e voltura catastale.

Altri beni e passività completano l’attivo e il passivo ereditario

Conti, titoli, quote, aziende, debiti e oneri deducibili incidono sul valore della successione.

Imposte, allegati e agevolazioni chiudono la pratica

Il modello riepiloga tributi, documenti allegati, dichiarazioni sostitutive e richieste di agevolazione.

Elenco dei principali quadri della dichiarazione di successione e funzione di ciascun quadro
Quadro Cosa contiene Area della pratica
EA il quadro EA identifica eredi, chiamati all’eredità, legatari e altri soggetti coinvolti nella successione; soggetti coinvolti
EB il quadro EB indica i terreni compresi nell’attivo ereditario, con dati catastali, quote e diritti trasferiti; terreni e Catasto
EC il quadro EC indica i fabbricati intestati al defunto e rilevanti per successione, imposte e voltura catastale; fabbricati e Catasto
ER il quadro ER comprende altri beni dell’attivo ereditario, come conti correnti, titoli, beni mobili e partecipazioni; altri beni
ED il quadro ED raccoglie passività e oneri deducibili, come debiti, spese funerarie, mutui e altri importi documentati; passività
EF il quadro EF serve alla liquidazione delle imposte dovute, tra cui imposta di successione, imposte ipotecaria e catastale; imposte
EG il quadro EG riepiloga i documenti allegati alla dichiarazione, obbligatori o necessari in base al caso; allegati
EH il quadro EH raccoglie agevolazioni, riduzioni e dichiarazioni sostitutive rilevanti per la pratica; agevolazioni
EI il quadro EI contiene i dati funzionali alla voltura catastale degli immobili dichiarati; voltura catastale
EL il quadro EL riguarda i terreni ubicati in comuni soggetti al sistema tavolare; sistema tavolare
EM il quadro EM riguarda i fabbricati ubicati in comuni soggetti al sistema tavolare; sistema tavolare
EN il quadro EN indica aziende o rami d’azienda compresi nell’eredità; aziende
EO il quadro EO indica azioni, quote sociali e altre partecipazioni intestate al defunto; partecipazioni
EP il quadro EP raccoglie i dati relativi agli aeromobili intestati al defunto; beni registrati
EQ il quadro EQ raccoglie i dati relativi a navi e imbarcazioni intestate al defunto. beni registrati

Domande frequenti

Cos’è la successione?

La successione è il passaggio dei rapporti giuridici e patrimoniali di una persona deceduta ai soggetti che le subentrano, come eredi e legatari.

Può riguardare beni, diritti, crediti e debiti del defunto e si apre al momento della morte. La successione può essere legittima, quando è regolata dalla legge in assenza di testamento, oppure testamentaria, quando il defunto ha disposto dei propri beni con testamento.

La dichiarazione di successione è invece l’adempimento fiscale collegato alla successione: serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati del defunto, dei beneficiari, dei beni e delle imposte eventualmente dovute.

Qual è la differenza tra dichiarazione di successione, denuncia di successione e atto di successione?

La dichiarazione di successione è il termine corretto per indicare l’adempimento fiscale con cui, quando dovuto, si comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alla successione di una persona deceduta.

La denuncia di successione è un’espressione ancora usata nel linguaggio comune e professionale, ma nella pratica indica lo stesso adempimento fiscale.

L’espressione atto di successione è meno precisa: può riferirsi alla pratica successoria, alla copia della dichiarazione o ad altri documenti collegati. Per l’adempimento fiscale è preferibile usare il termine dichiarazione di successione.

Quando la dichiarazione di successione non è obbligatoria?

La dichiarazione non deve essere presentata solo quando ricorrono contemporaneamente tutte queste condizioni:

  • l’eredità è devoluta al coniuge e/o ai parenti in linea retta del defunto;
  • il valore dell’attivo ereditario lordo non supera 100.000 euro;
  • l’eredità non comprende beni immobilidiritti reali immobiliari.

Se manca anche una sola di queste condizioni, la dichiarazione di successione deve essere presentata.

La dichiarazione va presentata anche se non ci sono imposte da pagare?

Sì. La dichiarazione di successione può essere dovuta anche quando l’imposta di successione non deve essere versata, ad esempio per effetto delle franchigie. L’esonero dalla presentazione opera solo se ricorrono tutte le condizioni previste.

Qual è la differenza tra eredi, chiamati all’eredità e legatari?

I chiamati all’eredità sono le persone indicate dalla legge o dal testamento come possibili successori del defunto, ma non hanno ancora accettato l’eredità.

Gli eredi sono i chiamati che accettano l’eredità e subentrano nei rapporti patrimoniali del defunto, compresi eventuali debiti.

Il legatario riceve invece uno o più beni specifici per testamento, senza subentrare nell’intera massa ereditaria.

Posso fare la successione solo per la mia quota?

No. La dichiarazione di successione è unica per la successione del defunto e viene identificata tramite il suo codice fiscale. Se più soggetti sono obbligati alla presentazione, è sufficiente che la presenti uno solo di essi, indicando anche gli altri eredi, chiamati o legatari coinvolti.

Presentare la dichiarazione di successione significa accettare l’eredità?

No. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale; l’accettazione dell’eredità è un atto giuridico distinto, che può avvenire espressamente, tacitamente o con beneficio d’inventario.

Quali beni sono esclusi dalla dichiarazione di successione?

Alcuni beni e diritti non concorrono a formare l’attivo ereditario ai fini della dichiarazione. Tra questi rientrano, nei casi previsti dall’art. 12 del D.Lgs. 346/1990:

  • le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in base a rapporti previdenziali o assicurativi;
  • i crediti contestati giudizialmente, fino al loro riconoscimento;
  • i crediti verso lo Stato e gli enti pubblici, fino al riconoscimento dell’amministrazione debitrice;
  • i beni culturali, alle condizioni previste dalla normativa;
  • i titoli del debito pubblico e altri titoli equiparati;
  • i veicoli iscritti al PRA.
Si può fare la dichiarazione di successione da soli o serve il notaio?

Sì, la dichiarazione può essere presentata direttamente dal contribuente tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa, la pratica può essere gestita con un software dedicato oppure tramite un intermediario abilitato.

Il notaio non è sempre obbligatorio, ma può essere necessario o opportuno nei casi più complessi, ad esempio in presenza di testamenti, atti da predisporre, immobili, passività, più eredi o situazioni patrimoniali particolari.

Dove si trova il modello della dichiarazione di successione e quando serve il Modello 4?

Il modello ordinario è quello telematico denominato Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, disponibile tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate e utilizzato per compilare e inviare la pratica.

Il Modello 4 cartaceo resta previsto per le successioni aperte prima del 3 ottobre 2006 e per modificare, integrare o sostituire dichiarazioni già presentate con lo stesso modello.

Che differenza c’è tra ricevuta telematica e attestazione di avvenuta presentazione?

La ricevuta telematica attesta l’esito della trasmissione. L’attestazione di avvenuta presentazione è invece la copia conforme della dichiarazione e può essere utile, ad esempio, per svincolare conti correnti, titoli o altri rapporti intestati al defunto.

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