Conclusioni
Con le bozze 730/2026 possiamo serenamente affermare che il Quadro T ha smesso di essere un esercizio di stile ed è diventato l’hub stabile della fiscalità finanziaria nel 730.
Più casistiche gestibili, riporti ordinati dentro T111, affrancamenti cripto collocati in T118‑T119 e – dettaglio non banale – il vecchio corto circuito con il Quadro F archiviato: l’evoluzione è quella di un quadro che si consolida, non di un’incursione destinata a tornare nel solo Redditi PF.
L’inquadramento delle cripto nell’articolo 67 TUIR, la sezione dedicata nel Quadro T e i codici tributo propri chiudono una stagione: le cripto non sono più un oggetto fiscale non identificato, ma una sottoclasse strutturata di attività finanziarie.
Hanno regole proprie, certo, ma dentro uno schema che ormai è lo stesso di azioni, derivati, OICR: base imponibile, imposta sostitutiva, affrancamenti, riporti. Il risultato è una convergenza sempre più marcata tra mondo “finanziario tradizionale” e mondo cripto, con pochi veri spazi di atipicità residua.
In questo quadro entra in scena il MiCAR – il Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati delle cripto attività.
Il MiCAR fa due cose fondamentali: da un lato, mette ordine nelle definizioni, distinguendo tra:
- EMT (e‑money token): token di moneta elettronica che mirano a mantenere un valore stabile agganciato a una singola valuta ufficiale, ad esempio euro;
- ART (asset‑referenced token): token collegati ad attività o panieri di attività/valute, che cercano stabilità facendo riferimento a più valori;
- altre cripto attività (utility token, ecc.) che restano fuori da EMT/ART pur essendo coperte dal regolamento.
Dall’altro lato, fissa chi può emettere questi strumenti, con quali riserve, quali obblighi di vigilanza e di informativa verso Banca d’Italia, Consob e autorità europee.
Tradotto sul piano fiscale: non tutte le cripto sono uguali. Dal 2026 la linea di demarcazione tra le plusvalenze al 33% e quelle che possono restare al 26% passa esattamente dagli EMT in euro conformi al MiCAR – le “stablecoin euro” regolamentate – che il legislatore ha scelto di trattare meglio rispetto alle cripto “pure”.
La traiettoria è chiara: niente più franchigia 2.000 euro, aliquota ordinaria al 33% sulle cripto dal 2026, eccezione al 26% ritagliata sui soli EMT denominati in euro MiCAR compliant, con neutralità espressa per le semplici conversioni euro ↔ EMT euro e per il rimborso al valore nominale.
È una scelta dichiarata di selettività: il comparto cripto viene letto come ad alta capacità contributiva e il prelievo viene alzato, mentre si ritaglia un corridoio fiscale e regolamentare più favorevole per gli strumenti che assomigliano di più alla moneta elettronica e meno al trading speculativo.
L’allineamento tra Quadro T, RT, MiCAR e norme interne sulla tassazione cripto porta in un’unica direzione: più tracciabilità, più controlli, meno improvvisazione.
La corretta compilazione del Quadro T, la gestione degli affrancamenti (T118‑T119), la distinzione fra cripto “ordinarie” e EMT euro e il governo dei riporti in T111 non sono più dettagli solo per addetti ai lavori, ma diventano pezzi di un’unica strategia di compliance: chi li presidia governa anche il timing delle plusvalenze, la scelta degli strumenti e l’esposizione al 26% o al 33%.
In definitiva, la vera novità non è che le cripto “entrano” nel Quadro T, ma che vengono normalizzate dentro un ecosistema dove regole fiscali, MiCAR e vigilanza convergono: meno zona grigia, più pianificazione, e molto meno spazio per chi pensava che bastasse un exchange estero per sparire dal radar.