Con il pacchetto “Omnibus I”, l’Europa avvia una
revisione degli standard di sostenibilità (ESRS) con l’obiettivo di
semplificare gli obblighi di rendicontazione e renderli più proporzionati alle
caratteristiche delle imprese.
Una direzione condivisa anche dall’OIC che, nella
risposta alla consultazione della Commissione Europea, evidenzia un aspetto
cruciale: la semplificazione deve essere accompagnata da criteri chiari, per
evitare incertezze applicative.
Il cambiamento più rilevante riguarda il ruolo di chi
redige il bilancio di sostenibilità. L'attenzione si sposta infatti dalla
semplice raccolta delle informazioni alla capacità di individuare e valutare
ciò che è realmente significativo per l'impresa.
Tra i temi più delicati figurano le stime sugli impatti
futuri, ancora caratterizzate dall’assenza di metodologie condivise, e la
corretta applicazione del principio di materialità, destinato ad
assumere un peso sempre maggiore nelle scelte di rendicontazione.
Restano inoltre aperte le criticità legate allo Scope 3.
In questo ambito le difficoltà non derivano tanto dalle regole, quanto dalla
raccolta, verifica e gestione dei dati lungo la catena del valore, attività che
richiedono processi strutturati e informazioni affidabili.
Il quadro che emerge è chiaro: gli standard si
alleggeriscono ma aumenta il peso del giudizio professionale. La qualità
della rendicontazione dipenderà sempre più dalla capacità di organizzare dati,
valutazioni e processi in modo coerente e documentabile.
Per questo motivo il tema non riguarda soltanto la
conformità normativa: anche per le realtà che oggi non sono direttamente
obbligate, costruire un metodo di lavoro adeguato può rappresentare un vantaggio
concreto per affrontare con maggiore efficienza le future evoluzioni normative.
La domanda, quindi, non è solo quando la sostenibilità
entrerà a regime, ma quanto si è preparati a gestirla in modo strutturato.