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Business plan: cos’è e come si fa

Un documento strategico che illustra visione, obiettivi, strategie, risorse e sostenibilità economico-finanziaria di un’iniziativa imprenditoriale.

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Cos'è un business plan?

Il business plan è un documento di pianificazione strategica, operativa ed economico-finanziaria che descrive gli obiettivi di un’impresa già esistente oppure il progetto imprenditoriale di un’iniziativa in fase di avvio.
Rappresenta in modo organico la visione imprenditoriale, il modello di business, il mercato di riferimento, l’assetto organizzativo, le risorse necessarie, i principali rischi, il fabbisogno finanziario e le previsioni economico-finanziarie, al fine di valutarne la fattibilità e la sostenibilità nel tempo.

In concreto, chiarisce che cosa l’impresa intende realizzare, a chi si rivolge, con quali mezzi opererà, come genererà ricavi e perché il progetto può creare valore in modo durevole.
Costituisce uno strumento fondamentale sia per la gestione interna e il supporto alle decisioni, sia per il confronto con investitori, banche, enti finanziatori e altri stakeholder esterni.

A cosa serve

Il business plan assolve a tre funzioni principali, strettamente collegate tra loro: una interna, di pianificazione e controllo, e una esterna, di presentazione e valutazione del progetto.

Uso interno: strumento di pianificazione e controllo. Prima ancora di essere presentato a terzi, il business plan aiuta l’imprenditore a trasformare un’idea in un percorso concreto, a verificare la coerenza tra obiettivi, risorse e tempi e a misurare la sostenibilità delle scelte operative ed economiche.
Uso esterno: strumento di presentazione e credibilità. Quando occorre coinvolgere un investitore, una banca, un socio o un ente finanziatore, il business plan diventa il documento con cui si dimostra che il progetto è stato analizzato con metodo, che i numeri sono coerenti e che i rischi sono stati considerati.
Riduzione dei rischi. Redigere un business plan aiuta anche a individuare in anticipo le principali criticità del progetto, perché costringe a verificare la coerenza tra obiettivi, mercato, risorse, costi e tempi di sviluppo. Proprio per questo non serve solo a presentare l’iniziativa, ma anche a valutarne con maggiore lucidità la sostenibilità prima di investire o assumere impegni finanziari.
In concreto, il business plan è spesso richiesto o fortemente consigliato nei seguenti casi:
  • bandi e contributi pubblici — in molti bandi italiani ed europei il business plan è richiesto come allegato o come base valutativa del progetto. La struttura può variare in funzione della misura agevolativa, ma resta essenziale dimostrare fattibilità, sostenibilità e impatto dell’iniziativa.
  • cessione o vendita dell’impresa — quando si intende cedere l’azienda o aprire il capitale a nuovi soci, il business plan aiuta a rappresentare le prospettive economiche, la logica del valore richiesto e gli sviluppi attesi nel medio periodo.
  • partnership strategiche — anche nei rapporti con partner industriali o commerciali, un business plan ben costruito rafforza la credibilità del progetto, chiarisce obiettivi e benefici reciproci e facilita il confronto su investimenti, tempi e risultati attesi.

Chi lo fa

Il business plan può essere redatto da figure diverse, in base al contesto e all’obiettivo del documento.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto per startup e PMI, è l’imprenditore o il fondatore a occuparsene direttamente, perché conosce in modo approfondito la visione dell’attività, il mercato di riferimento e il modello di business.
Nelle aziende più strutturate, il lavoro può essere condiviso con un team interno. In questo caso, figure come CFO, responsabile marketing e responsabile operativo contribuiscono ciascuna per la propria area di competenza.

Spesso entrano in gioco anche consulenti esterni, come commercialisti, consulenti aziendali o società di advisory, soprattutto quando il business plan deve essere presentato a banche, investitori, venture capital o nell’ambito di bandi pubblici. Per le startup, anche incubatori e acceleratori possono offrire supporto, mettendo a disposizione metodi di lavoro e modelli già impostati.

Nella pratica, la soluzione più efficace è spesso una collaborazione: l’imprenditore fornisce la visione strategica e i dati di contesto, mentre il professionista cura la parte economico-finanziaria e la struttura formale del documento.
La scelta dipende dallo scopo del business plan: uso interno, richiesta di finanziamenti, ricerca di investitori o partecipazione a bandi.

Cosa sapere prima di iniziare a scrivere un business plan

Scrivere un business plan efficace significa preparare bene il lavoro prima ancora di iniziare la redazione. Validare l’idea, chiarire il modello di business, considerare il contesto normativo, confrontarsi con i benchmark di settore e raccogliere i dati più utili aiuta a costruire un documento più credibile, chiaro e coerente con gli obiettivi del progetto.

5 aspetti preliminari da conoscere

Prima di iniziare la redazione vera e propria, conviene soffermarsi su cinque aree preparatorie che incidono in modo concreto sulla qualità del documento finale:
  1. Validazione dell’idea. Prima di scrivere il piano è utile verificare che l’idea intercetti una domanda reale. Anche pochi colloqui con potenziali clienti, test commerciali o dati preliminari possono offrire indicazioni preziose.
  2. Contesto normativo. In alcuni settori i vincoli regolatori incidono direttamente su costi, tempi e modalità operative. Per questo è importante verificare licenze, autorizzazioni, adempimenti fiscali e obblighi specifici rilevanti per l’attività.
  3. Modello di business. Occorre chiarire fin dall’inizio come il progetto genera ricavi: vendita diretta, abbonamento, commissione, licenza, marketplace o altre formule. Da qui discendono struttura dei costi, metriche e sostenibilità del piano.
  4. Benchmark di settore. Conoscere margini medi, tempi di incasso, costo di acquisizione cliente, tassi di riacquisto o altri indicatori tipici del settore aiuta a costruire previsioni più credibili.
  5. Profilo del destinatario. Prima di scrivere è utile capire chi leggerà il documento e quali informazioni considera decisive. Una banca guarda soprattutto a equilibrio finanziario e capacità di rimborso; un investitore valuta anche crescita, scalabilità e ritorno atteso.

Queste cinque aree non sostituiscono il lavoro necessario per costruire il business plan, ma aiutano a impostarlo meglio fin dall’inizio. Affrontarle prima della scrittura consente di raccogliere dati più pertinenti, formulare ipotesi più solide e produrre un documento più credibile.

Documenti e informazioni utili alla redazione business plan

La risposta dipende dallo stadio del progetto. Un’impresa già avviata può partire da dati storici, contratti e risultati effettivi; una nuova iniziativa, invece, dovrà costruire molte informazioni in via prospettica. In entrambi i casi, è utile raccogliere alcuni nuclei informativi fondamentali:
  • Identità giuridica e societaria. Rientrano in questa area i documenti che descrivono la struttura legale dell’impresa: forma giuridica, assetto societario, eventuali patti tra soci, autorizzazioni e adempimenti rilevanti. Se l’attività non è ancora costituita, queste informazioni andranno definite in modo coerente con il progetto.
  • Dati finanziari storici. Per un’impresa già operativa rappresentano la base più solida su cui costruire il piano, perché consentono di formulare previsioni fondate su risultati reali e non solo su stime. Per una start-up, in assenza di storico, diventano invece centrali benchmark di settore, ipotesi motivate e scenari prudenziali.
  • Offerta e operations. In questa sezione rientrano le informazioni su prodotti o servizi, processi operativi, tecnologie, fornitori, organizzazione interna e competenze del team. Se il piano è rivolto a investitori o partner, diventano particolarmente rilevanti anche i profili delle persone chiave coinvolte nel progetto.
  • Mercato e clienti. Per un’impresa già avviata sono preziosi i dati di vendita, la segmentazione della clientela, i tassi di riacquisto e i feedback raccolti. Per un nuovo progetto, assumono maggiore peso le ricerche di mercato, l’analisi dei concorrenti, i fabbisogni del target e le prime evidenze di validazione commerciale.

Non è necessario disporre di tutto prima di iniziare a scrivere. Spesso la redazione del business plan procede in parallelo alla raccolta dei dati. L’aspetto decisivo è che ogni affermazione rilevante sia verificabile e che le ipotesi adottate siano esplicitate con chiarezza.

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Come si fa: modello di struttura del business plan

Capire la struttura del business plan è fondamentale per costruire un documento ordinato, leggibile e convincente. Un modello di struttura del business plan permette di vedere come distribuire correttamente contenuti strategici, operativi ed economico-finanziari, evitando squilibri o omissioni. Di seguito si trova un esempio chiaro delle parti essenziali, dall’executive summary al piano finanziario, utile per impostare un piano coerente con obiettivi, mercato, operatività e sostenibilità del progetto.

1. Executive summary
È la prima sezione che viene letta, ma conviene scriverla per ultima. Deve sintetizzare in modo chiaro chi è l’impresa, quale bisogno soddisfa, quale mercato presidia, quali risultati si attendono e perché il progetto merita attenzione.
2. Descrizione dell’azienda
Presenta la realtà imprenditoriale in modo concreto: forma giuridica, sede, storia, missione, visione e obiettivi. Serve a chiarire chi promuove il progetto e quale posizione intende assumere sul mercato.
3. Analisi di mercato
È una delle sezioni più delicate, perché deve dimostrare che il contesto competitivo è stato studiato con metodo. In genere comprende almeno quattro aree di osservazione:
  • Dimensione e tendenze del mercato: quantifica il mercato complessivo e quello realisticamente raggiungibile, utilizzando dati aggiornati su volumi, valore e trend di crescita.
  • Cliente ideale e buyer personas: definire il target clienti significa individuare i segmenti a cui si rivolge il progetto, comprenderne bisogni, comportamenti di acquisto, leve decisionali e disponibilità a pagare.
  • Analisi della concorrenza: individua i concorrenti diretti e indiretti, il loro posizionamento, i punti di forza e le aree di debolezza, così da chiarire lo spazio competitivo del progetto.
  • Barriere all’ingresso: valuta costi iniziali, vincoli normativi, competenze distintive e altri fattori che possono ostacolare l’ingresso nel mercato o rallentare la crescita.

Una volta raccolti questi elementi, l’analisi SWOT può essere utilizzata come strumento di sintesi: punti di forza e di debolezza sul piano interno, opportunità e minacce sul piano esterno. Non sostituisce l’analisi di mercato, ma aiuta a leggerne i risultati in chiave strategica.

4. Prodotto o servizio
Descrivi con chiarezza che cosa offri, come funziona la soluzione proposta e quale valore distintivo porta al cliente. L’obiettivo è far emergere in modo concreto perché il mercato dovrebbe scegliere questa offerta rispetto alle alternative disponibili.
5. Piano di marketing e vendite
Indica i canali di acquisizione, il posizionamento, le leve commerciali, la politica di prezzo e gli obiettivi di sviluppo. In questa sezione può essere utile richiamare anche le 4P del marketing — prodotto, prezzo, promozione e distribuzione — per organizzare in modo più chiaro le scelte commerciali e verificarne la coerenza con offerta, canali e risultati attesi. Così il passaggio dalla strategia ai ricavi diventa più leggibile.
6. Piano operativo
Descrive il funzionamento pratico dell’impresa: attività chiave, processi, fornitori, tecnologie, sedi, risorse interne ed eventuali criticità operative. In questa sezione conta soprattutto la capacità di dimostrare che il progetto è realizzabile.
7. Management team
Presenta le figure chiave del progetto, le competenze distintive, i ruoli operativi e le eventuali integrazioni necessarie. In molti casi è una sezione decisiva, perché la qualità del team incide direttamente sulla credibilità del piano.
8. Piano finanziario
È la sezione più tecnica e quella su cui si concentra maggiormente il lettore professionale. In genere comprende, tra i principali prospetti, conto economico previsionale, rendiconto dei flussi di cassa e stato patrimoniale prospettico:
  • Conto economico previsionale: stima ricavi, costi e margini attesi su un orizzonte temporale coerente con il progetto, solitamente 3-5 anni.
  • Rendiconto dei flussi di cassa: evidenzia entrate e uscite e consente di verificare il fabbisogno finanziario e la sostenibilità della liquidità.
  • Stato patrimoniale prospettico: rappresenta la struttura prevista di attività, passività e patrimonio netto.

È inoltre utile indicare le ipotesi alla base delle proiezioni, il punto di pareggio e, se si cercano capitali o credito, l’ammontare delle risorse richieste, la destinazione prevista e il ritorno atteso o la capacità di rimborso. Il punto di pareggio, o break-even point, è il momento in cui ricavi e costi si equivalgono: per questo è uno degli indicatori più utili per valutare la sostenibilità economica del business plan. Quando il piano è finalizzato a ottenere credito o attrarre investitori, è utile rendere esplicito anche il fabbisogno di capitale, cioè l’entità delle risorse finanziarie necessarie, il momento in cui servono e la finalità con cui verranno impiegate. Questo passaggio aiuta a comprendere meglio la coerenza tra investimenti, tempi, sviluppo del progetto e sostenibilità complessiva dell’iniziativa.

Mantieni il documento proporzionato alla complessità del progetto: non esiste una lunghezza valida in assoluto, ma un business plan troppo esteso rischia di perdere incisività. Usa un linguaggio chiaro, evita il tecnicismo superfluo, collega sempre i numeri alle ipotesi da cui derivano e adatta il livello di dettaglio al destinatario. Per rendere il business plan più leggibile, può essere utile inserire grafici, tabelle e schemi riepilogativi, soprattutto nelle parti dedicate ad analisi di mercato, scenari previsionali e dati economico-finanziari.

Caratteristiche di un buon business plan

Un buon business plan si riconosce da alcune caratteristiche essenziali, che riguardano tanto la forma quanto la sostanza:
  • Chiaro. Il documento deve risultare comprensibile anche a chi non conosce a fondo il settore. Ciò richiede frasi lineari, concetti ordinati e un lessico tecnico usato solo quando davvero necessario.
  • Coerente. La coerenza interna è decisiva: la parte descrittiva deve trovare conferma nei numeri e le proiezioni devono essere compatibili con strategia, tempi e capacità operative.
  • Realistico. Stime eccessivamente ottimistiche compromettono la credibilità del piano. Meglio proiezioni prudenti, fondate su dati, benchmark e ipotesi dichiarate.
  • Completo. Tutte le otto sezioni devono essere presenti e sviluppate in modo equilibrato. Un piano forte sotto il profilo finanziario ma debole nell’analisi di mercato, o viceversa, resta incompleto.
  • Verificabile. Ogni dato rilevante dovrebbe poter essere ricondotto a una fonte, interna o esterna: dati storici, ricerche di mercato, bilanci comparabili, report di settore, statistiche ufficiali. Senza verificabilità, il piano perde affidabilità.
  • Su misura. Un business plan destinato a una banca non ha lo stesso taglio di uno pensato per un investitore o per un bando pubblico. Cambiano priorità, linguaggio e profondità delle informazioni richieste.
  • Aggiornabile. Il business plan non è un documento statico: va rivisto quando cambiano il mercato, i costi, le ipotesi commerciali o gli obiettivi dell’impresa.

Errori da evitare quando si fa un business plan

Gli errori più comuni possono essere ricondotti a tre aree: contenuto, forma e atteggiamento. I più insidiosi sono spesso quelli di impostazione, perché compromettono la credibilità del piano prima ancora dei numeri.

Errori di contenuto

Le proiezioni irrealistiche sono tra gli errori più frequenti. Crescite troppo accelerate, quote di mercato conquistate in tempi improbabili o costi sottostimati fanno perdere affidabilità all’intero documento.

Scrivere “non abbiamo concorrenti” è un campanello d’allarme. In genere significa che il mercato non è stato analizzato a sufficienza oppure che non si stanno considerando concorrenti indiretti, sostitutivi o potenziali.

Un’altra criticità ricorrente riguarda i costi nascosti: imposte, contributi, costi di conformità, manutenzione, resi, insoluti, tempi di incasso. Trascurarli porta spesso a una rappresentazione distorta del cash flow.

Errori di forma

Un executive summary debole può compromettere la lettura dell’intero documento. Poiché è la sezione che apre il piano, deve essere curata con particolare attenzione e risultare subito chiara, sintetica e convincente.

Presentare lo stesso business plan, senza adattamenti, a una banca, a un investitore e a un bando pubblico è un errore frequente. Ogni destinatario legge il documento con finalità diverse e si aspetta informazioni selezionate di conseguenza.

Errori di atteggiamento

Nascondere i rischi è controproducente. Un piano credibile non evita i punti critici, ma li espone con equilibrio e indica le contromisure previste.

Concentrarsi solo sul prodotto, trascurando il mercato, è un errore tipico di chi ha una forte competenza tecnica. Il business plan, però, non serve a dimostrare soltanto che l’offerta è valida, ma che esiste una domanda sufficiente e raggiungibile.

Infine, sottovalutare il team indebolisce soprattutto i piani rivolti a investitori e partner. La qualità delle persone coinvolte pesa spesso quanto, se non più, dell’idea in sé.

Soluzioni per un business plan professionale: software o in outsourcing

Per sviluppare un business plan in modo ordinato e sostenibile, OPEN mette a disposizione soluzioni diverse per livello di autonomia, approfondimento e supporto operativo. Accanto al software Business Plan, disponibile nelle versioni Light e Standard, è prevista anche Business Plan Facile, la soluzione in outsourcing pensata per chi preferisce affidare il lavoro a un esperto.

La versione Light consente di inserire i dati economico-finanziari, elaborare fino a tre scenari previsionali, gestire la parte testuale con un percorso guidato e ottenere report pronti in PDF o Excel. La versione Standard aggiunge strumenti di analisi più avanzati, come la riclassificazione dei dati tramite Leanus, la valutazione del rischio del progetto e la possibilità di richiedere un’analisi dettagliata dei dati previsionali.

Per chi cerca un servizio chiavi in mano, Business Plan Facile unisce la consulenza di un esperto all’elaborazione completa del piano. È una soluzione utile quando l’azienda ha bisogno di un documento strutturato, ma non dispone di tempo o risorse interne dedicate. È inoltre disponibile una versione più completa con Budget e Controllo, che include anche l’analisi degli scostamenti.

A supporto del lavoro, OPEN affianca funzioni che rendono la redazione più semplice e concreta: import da Excel, personalizzazione dei testi, gestione di scenari Master, Best e Worst, produzione di documenti scaricabili e strumenti per il monitoraggio periodico dei risultati rispetto al budget. In questo modo, il business plan non resta solo un documento iniziale, ma diventa uno strumento utile anche per la pianificazione e il controllo dell’attività.

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